Impedire l'abuso di esercizio della professione di medico oculista. È il motivo che ha spinto la Società Oftalmologica Italiana a costituirsi parte civile davanti al tribunale di Frosinone contro due ottici di Anagni. L'accusa per i due, padre e figlia, soci della società, è quella di esercizio abusivo della professione di medico oculista per l'utilizzo di un macchinario, a seguito dell'accertamento dei carabinieri del Nas di Latina. In pratica i due, M e E. F., assistiti dall'avvocato Fiorella Testani, dovranno difendersi dall'accusa di aver sottoposto clienti ad esami di pertinenza del medico. I due, che hanno indicato 21 testi a proprio discarico, sostengono di essersi limitati a svolgere il lavoro di propria competenza e di aver utilizzato un macchinario multifunzione in uso anche agli ottici.

«Un primo importantissimo fatto concreto - commenta Matteo Piovella presidente della Società Oftalmogica italiana - a cui ne seguiranno altri. Dopo Frosinone sarà la volta di Genova e Firenze). Ricordo che Soi ha sporto denuncia, negli ultimi tre anni, all'autorità giudiziaria a tutela dei pazienti denunciando oltre 100 ottici in Italia che utilizzavano metodologie cliniche e chirurgiche incompatibili con una professione commerciale (gli ottici sono iscritti a Confcommercio) che non può spacciarsi strumentalmente quale professione sanitaria o professione di medico oculista».

Secondo l'accusa della Soi, che però i due contestano, «questi ottici misuravano lo spessore corneale e la pressione oculare, con un tonometro a soffio e un pachimetro, tutti strumenti di pertinenza del medico oculista. È bene specificare  - continua Piovella - che questa è la punta di un iceberg perché di situazioni come quella rilevata a Frosinone ne abbiamo accertate praticamente ovunque. Abbiamo scoperto che ottici e optometristi non legalmente riconosciuti utilizzano apparecchiature medicali che forniscono le necessarie informazioni per la diagnosi e la cura di gravi patologie, che sono invece di responsabilità unica del medico oculista».

«La presenza del tonometro e/o del pachimetro in negozio di ottica  - illustra l'avvocato della Soi, Riccardo Salomone - è un indizio del reato denunciato da Soi, considerato che non è concepibile un utilizzo non medico di questi strumenti e il loro utilizzo non può prescindere da una diagnosi il più delle volte falsamente rassicurante se prodotta da chi non ha la competenza la cultura e la preparazione necessaria». Dopo l'ammissione delle prove il processo è stato subito aggiornato al 10 luglio per ascoltare i primi testi.