Qual è la causa dei picchi anomali di polveri sottili, che si verificano nel cuore della notte, nella zona compresa tra il quartiere scalo e viale dell'America Latina? A denunciare il fenomeno alquanto strano è l'Associazione medici di famiglia per l'ambiente che, analizzando i dati forniti dalle centraline di monitoraggio della qualità dell'aria Ancler sparse sul territorio cittadino, volute e installate dal Comune di Frosinone, ha rilevato come, ormai dal 10 gennaio, specialmente le apparecchiature posizionate in via Puccini sulla scuola "Pietrobono" e in viale dell'America Latina" sulla scuola "De Luca", registrino valori di pm10 superiori ai limiti di legge, da un minino di tre a un massimo di sei volte maggiori. Dati confermati, tra l'altro, anche dalle rilevazioni Arpa.

Scorrendo i numeri del report, si nota, ad esempio, come a viale dell'America Latina i valori di concentrazione per metro cubo di polveri sottili non scendano mai sotto soglia di 170 microgrammi (quella massima tollerata dalla legge è di 50 microgrammi per metro cubo) con un picco di 286 all'1:00 dell'11 gennaio; lo stesso accade per via Puccini dove non si è mai scesi sotto 189 con un picco di 336 registrato all'1:00 del 18 gennaio.

«I valori di picco - dice la dottoressa Marzia Armida, presidente dell'Associazione dei medici di famigia per l'ambiente - hanno interessato le ore notturne, tra la mezzanotte e le 2, diversamente da quanto, invece, avviene nelle altre zone della città, ove i picchi vengono registrati solitamente nelle ore serali. Le polveri sottili delle emissioni notturne persistono in alte concentrazioni fino alla mattinata successiva in zone della città dove sono presenti due scuole regolarmente frequentate in quelle ore.

Considerato che, nelle ore interessate dal picco notturno, il traffico veicolare è quasi inesistente e che i mezzi di riscaldamento operano a regime ridotto, si rende necessario anche valutare l'ipotesi che il fenomeno possa essere determinato da emissioni industriali».
Per questo i medici e il comitato di viale dell'America Latina hanno scritto alla Asl, chiedendo quali azioni abbia messo in campo e quali intenda, a questo punto, promuovere a seguito della segnalazione, per individuare ed eventualmente rimuovere le cause di queste anomale emissioni nocive durante la notte, ormai a cadenza praticamente regolare.

Nei giorni scorsi era stata la dottoressa Teresa Petricca, sempre dell'Associazione dei medici di famiglia, a sollevare la questione sugli strani picchi di pm10 notturni: ««La scorsa notte (quella tra il 13 e il 14 gennaio, ndr) - aveva scritto sul proprio profilo Facebook la dottoressa Petricca - i valori di pm10, alle 3, segnalati dalla centralina Ancler di viale dell'America Latina, risultavano pari a 270 μg/m3. Alle 7, la stessa centralina segnalava 197 di pm10 e 169 di pm2,5.

I valori citati della notte e del mattino, estremamente alti, sono risultati e risultano essere i peggiori in rapporto a tutte le altre zone di Frosinone sottoposte a monitoraggio continuo. Dati che esprimono preoccupazione, posto che il traffico, durante le ore notturne considerate, è pressoché nullo e che viale dell'America Latina registra una densità abitativa nettamente inferiore ad altre aree cittadine, con ovvio minor numero di riscaldamenti.

Riscaldamenti che, peraltro, durante le ore registrate, di solito sono spenti o lavorano a bassi regimi. Mentre l'aria nella trascorsa notte presentava caratteristica acre ed irritativa con netta percezione di disagio e nessuna accensione di fuochi che risultava alla vista, veniva considerata la suggestiva spiegazione di sinistre emissioni di fabbriche, magari incanalate per effetto di correnti locali. D'altro canto, quali sono altre ragioni plausibili esclusi il traffico ed il riscaldamento?

Non è mistero per nessuno, che colonne di fumo denso e continuativo caratterizzino tutta la zona a ridosso dell'autostrada con significativa evidenza durante la notte e nelle prime ore del mattino. In questo mese di gennaio si stanno registrando valori di estrema preoccupazione, che richiedono interventi superiori, concreti e straordinari da parte delle istituzioni centrali e degli organi di controllo tutti.

Non può un singolo comune arginare, oltre certi limiti, una fenomenologia così intensa e così seria. Forse la gravità della situazione richiederebbe un intervento di ordine superiore per la presa in carico di una situazione degenerata e sfuggita di mano ad una nomenclatura provinciale risultata non all'altezza e non idonea, da sempre, se si giudicano i risultati ottenuti».