Un anno da dimenticare anche in Europa, per Alfa Romeo. I dati forniti all'inizio da dicembre dal ministero dei Trasporti hanno evidenziato un calo del 40% per le vetture del Biscione prodotte nello stabilimento di Piedimonte San Germano.

Ieri l'associazione dei costruttori di auto europee ha ribadito che in tutto il Vecchio Continente Giulia, Stelvio e Giulietta hanno ingranato la retromarcia nel 2019 arretrando a quota 53.875 immatricolazioni a fronte delle oltre 82.000 del 2018. Alfa Romeo ha perso dunque il 35% e tale risultato negativo del marchio ha influito negativamente su tutto il gruppo: Fca, in fase di fusione con Psa, ha venduto nell'anno appena trascorso 946.571 auto nell'area Ue più Efta, il 7,3% in meno del 2018. La quota di mercato è pari al 6% a fronte del 6,5% dell'anno precedente. Il campione d'Europa rimane la Volkswagen, intesa come gruppo, con il 24,5% del mercato e 3.866.779 immatricolazioni (gran balzo di Porsche e Seat).
Medaglia d'argento ai francesi di Psa (Peugeot) con il 15,6% e 2.467.258 immatricolazioni (bene la DS). Terza la Renault, con 1.654.887 auto. Quarto posto per Hyundai, 1.065.859.
A seguire Bmw (1.048.047), Daimler (1.016.665 con boom della Smart, più 15,8%) e Ford (965.070).

Ottava Fca, in calo di tre posizioni: male il marchio Fiat (meno 7,2%), un disastro Alfa Romeo (meno 35%) e Maserati (meno 27%), stabile la Jeep. La fusione con Psa potrebbe rilanciare i marchi di fascia alta: questa, almeno, è la speranza per lo stabilimento di Cassino che nel secondo semestre di quest'anno piazzerà sul mercato le versioni ibride di Giulia e Stelvio e l'anno prossimo il nuovo modello della Maserati: il cosiddetto Levantino. Il calo delle immatricolazioni di Alfa Romeo va di pari passo con la cassa integrazione che nel 2019 ha superato la quota dei cento giorni annui.

I cancelli della fabbrica sono chiusi dallo scorso 20 dicembre e riapriranno solo martedì prossimo, 21 gennaio. Intanto un altro giorno di cassa integrazione è stato annunciato per il prossimo 7 febbraio. Una situazione che ha messo l'indotto in ginocchio: in molte fabbriche sono difatti esauriti gli ammortizzatori sociali e c'è il rischio che si possa ricorrere agli esuberi. Fca ha invece ancora a disposizione la cassa integrazione straordinaria ed altri ammortizzatori sociali ma lo stabilimento è ormai ai minimi storici in quanto a numero di unità impiegate: nel 2017 si era arrivati a quota 5.000 e si era anche provveduto a fare nuove assunzioni. Poi tra il 2018 e il 2019 tra contratti non rinnovati e pensionamenti, l'anno è iniziato con appena 3.500 lavoratori impiegati.

E parlare di nuove assunzioni oggi appare utopia, nonostante il nuovo modello in arrivo. I sindacati sono invece preoccupati che l'imminente fusione con il gruppo francese possa provocare perdite di ulteriori posti di lavori o, addirittura, la chiusura di qualche stabilimento in Italia.