A lanciare l'allarme sulla correlazione tra inquinamento nella valle del Sacco e fibrosi polmonare, era già stata la trasmissione Tv7 su Rai 1. I medici di famiglia per l'ambiente evidenziano anche questo aspetto.

«Le interstiziopatie rappresentano patologie per definizione non frequenti - afferma la pneumologa Teresa Petricca dei medici di famiglia per l'ambiente - Conosciute sono circa 200. L'impegno dell'interstizio è causa di insufficienza respiratoria grave per difficoltà nella diffusione dell'ossigeno proveniente dell'esterno.

Nell'ambito di tali patologie è contemplata la fibrosi polmonare idiopatica, malattia definita rara, di difficile diagnostica, progressiva che destina all'exsitus. I pazienti vengono fatti accedere per la diagnostica in centri di riferimento dislocati, unici preposti alla prescrizione delle nuove ed uniche terapie. I fattori di rischio si ravvisano anche negli inquinanti aerei. Nel nostro territorio, il concetto di raro, valido a livello nazionale, esula dalla considerazione del ministero della Salute. Presso il mio studio, negli ultimi 14 mesi, si sono riscontrati ben 32 casi di interstiziopatia, di cui 27 fibrosi polmonare idiopatica, arruolati successivamente nei centri specialistici.

Per avere una sommaria idea della gravità basti pensare che in Italia su 60.000.000 di abitanti è attesa una media di circa 6.000 casi/anno. Sempre più spesso i centri di riferimento presso cui invio i pazienti, mi invitano alla verifica epidemiologica del territorio. Crediamo fermamente che questo sia un altro marcatore del nostro disastro ambientale e ci teniamo a che tale problema venga rappresentato, anche in rapporto alla previsione di altri impianti inquinanti».