In attesa del nuovo gestore per gli impianti di Campocatino (dieci anni), la gara è ormai di fatto conclusa, con una unica offerta giunta al protocollo del Comune (una società che gestisce già due impianti nel Centro Italia e che punterà anche sull'innevamento artificiale) arriva l'allarme di "Federfuni Italia", l'associazione che raggruppa i gestori delle stazioni sciistiche dell'Appennino, isole, molte delle Alpi e prealpi

Sos Appennino
Ad intervenire è il presidente Andrea Formento. «Le stazioni sciistiche dell'Appennino e delle Prealpi potranno sopravvivere solo grazie ad un intervento immediato e forte da parte del governo, del parlamento e degli enti locali. Siamo di fronte al peggiore inizio di stagione invernale di sempre! Alle spese per garantire un minimo di innevamento grazie agli impianti di produzione programmata, si vanno a sommare gli scarsi incassi derivanti dalla fortunata concorrenza alpina che ha potuto godere di abbondanti nevicate». Il presidente ricorda poi che al contrario grazie a questo clima le altre categorie economiche "hanno potuto invece godere, in ogni caso, di una forte presenza turistica".

«È però ormai un dato assodato che il volano degli impianti di risalita è fondamentale per far si che l'intera economia montana possa continuare ad esistere e il turismo possa essere attratto da questo territorio. Siamo stanchi di sentire affermare e di leggere con ampio risalto anche dalla stampa più accreditata che per praticare lo sci bisogna realizzare stazioni sempre più in quota ed abbandonare le altre».

«La montagna - prosegue - nel suo complesso e a qualsiasi altezza, dai 700 m. fino alle quote più alte ha bisogno del turismo invernale, vero traino economico! Senza di esso la montagna muore».

«Anche grazie all'attività delle stazioni sciistiche - e cita dei dati - oggi circa 15.000 persone possono trovare una risposta alle proprie esigenze economiche attraverso l'occupazione garantita dal turismo invernale ed estivo, di queste circa 2000 sono assunte direttamente dalle nostre Aziende. Lasciar morire le sue comunità sarebbe un peccato mortale, ed è per questo che stamani (ieri ndr) sono partite le richieste d'incontro ai vari livelli istituzionali, dal presidente del consiglio, ai ministri competenti per le materie d'interesse, alle presidenze delle commissioni parlamentari interessate, al presidente del gruppo parlamentari "Amici della Montagna"».