Il nuovo anno inizia col botto: dodici giorni di cassa integrazione, a gennaio, su un totale di ventuno giorni lavorativi. Gli operai nel primo mese del 2020 varcheranno i cancelli solo nove giorni. Nella giornata di ieri la dirigenza aziendale di Fca ha difatti convocato le rappresentanze sindacali aziendali ed ha comunicato un ulteriore stop di una settimana, che si va ad aggiungere a quello già in calendario. Nella sostanza dei fatti i cancelli chiuderanno oggi alle 14 (si lavora difatti solo sul primo turno su Giulia e Stelvio, mentre sulla linea di Giulietta la produzione è già terminata ieri sera) e riapriranno il 21 gennaio alle ore 6. Tra ferie, permessi e, soprattutto, cassa integrazione, i cancelli della fabbrica resteranno dunque chiusi dal 20 dicembre al 20 gennaio. Un intero mese di stop: non accadeva dagli anni più bui.

Il 2019 si è chiuso con esattamente cento giorni di cassa integrazione: se il trend resta lo stesso di gennaio, la cig rischia di raggiungere la tripla cifra anche nel 2020. In realtà per l'anno venturo le premesse sono migliori rispetto a 12 mesi fa: per il 2019 era infatti noto che non ci sarebbe stato alcun nuovo modello. Nel 2020, invece, se da un lato è vero che Giulietta uscirà di produzione, è altrettanto vero che ci saranno le versioni ibride di Giulia e Stelvio ma, soprattutto, dal secondo semestre si inizierà a lavorare anche al Levantino della Maserati che andrà poi effettivamente sulla catena di montaggio agli inizi del 2021. Ma almeno nel primo semestre dell'anno, e probabilmente fino alla chiusura estiva di agosto, è assai probabile che continueranno ad aumentare le ore di cassa integrazione e, di conseguenza, a diminuire le buste paga degli operai.

La fusione
Intanto in casa Fca continua a tener banco la notizia della fusione con Peugeot: i frutti dell'accordo con la casa automobilistica francese si avvertiranno concretamente solo a partire dal 2022-2023 quando, cioè, esaurito l'attuale piano industriale bisognerà mettere in campo una nuova strategia e questa volta in sinergia con il gruppo Psa. Un'opportunità o un rischio per lo stabilimento di Cassino? Nella lettera inviata ai dipendenti Mike Manley tranquillizza e spiega: «La rivoluzione tecnologica che stiamo abbracciando richiede un approccio più innovativo di qualunque altra sfida abbiamo affrontato finora. Fca e Psa sono aziende forti, entrambe espressione tangibile di un livello eccezionale di dedizione personale e di un incessante lavoro di squadra in tutte le rispettive attività. Abbiamo fatto grandi cose, ognuna in modo indipendente, ma insieme faremo qualcosa di davvero straordinario.
Il nostro obiettivo comune, nella nuova era della mobilità sostenibile, è quello di essere pionieri nello sviluppo di tecnologie rivoluzionarie, con prodotti innovativi e soluzioni all'avanguardia. Insieme, potremo raggiungere i nostri obiettivi in modo più rapido ed efficace, creando valore e opportunità significative per tutti i nostri stakeholder.
Naturalmente questo percorso parte da tutti voi, che avete ottenuto risultati straordinari negli ultimi anni. I benefici si estenderanno poi a tutti i nostri clienti, ai nostri partner, ai nostri azionisti e, ovviamente, alla società in generale e alle comunità in cui operiamo e alle quali stiamo dando ogni giorno il nostro positivo contributo. L'esperienza che abbiamo fatto in Fca e da cui abbiamo tratto un vantaggio enorme, ci ha insegnato che quando due aziende si uniscono, la chiave è creare una realtà che faccia emergere il meglio delle culture che lo compongono. In questo modo, la ricchezza e la diversità di idee, esperienze e prospettive si alimentano in continuazione, diventando la base per creare soluzioni sempre migliori alle sfide future».

Le incognite di Alfa Romeo
Se da un lato Mike Manley rassicura, c'è però una certa preoccupazione per Cassino legato a doppio filo ormai indissolubilmente al marchio Alfa Romeo. Nel descrivere la struttura del nuovo gruppo, per quanto riguarda i brand, Fca e Psa hanno confermato che Alfa Romeo continuerà a ricoprire il ruolo di marchio premium del gruppo affiancandosi all'unico brand premium di Psa, ovvero Ds. Sia Alfa Romeo che Ds (che a differenza di Alfa ha una storia decisamente molto più limitata) hanno registrato non poche difficoltà in quest ultimi anni e potrebbero, quindi, trarre enorme beneficio dalla fusione. Nel 2019 le immatricolazioni del Biscione sono però calate e il marchio di Arese non ha mai avuto la vera rivoluzione che si augurava Sergio Marchionne. Per questo i sindacati guardano con attenzione e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini spiega che serve anche l'intervento del Governo per garantire l'occupazione in Italia. A stretto giro il premier Conte chiosa: «La garanzia che i livelli occupazionali saranno tutelati e mantenuti è messa nero su bianco nella comunicazione congiunta di Fca-Psa. Su questo specifico aspetto tutta la squadra di Governo parla con un'unica voce, esprimendo apprezzamento per l'operazione conclusa ma al tempo stesso monitorando con attenzione le evoluzioni sul fronte occupazionale, con riguardo non solo agli stabilimenti produttivi ma anche a tutto il comparto dell'indotto».
Perché per il governo «la stabilità dei posti di lavoro è cruciale». Resta sul piatto la certezza della fusione e l'incertezza del futuro per lo stabilimento Fca di Cassino dove la "meccanica delle emozioni"doveva tornare a far sorridere un territorio che, invece, batte i denti per la crisi. Ad avere la peggio è l'indotto. Quelle aziende, specie le più piccole, che hanno terminato gli ammortizzatori sociali e che non riescono a reggere l'impatto della valanga di cig che inizia a caratterizzare anche il nuovo anno. Contratti non rinnovati e incubo-chiusura da scongiurare.

Volantinaggio davanti alla fabbrica
Intanto il Pci ieri mattina si è ritrovato davanti allo stabilimento Fca di Cassino diffondendo un volantino in cui si è chiesto che lo Stato acquisti una quota della nuova società per garantire che lo stabilimento di Cassino non vada a rischiare nulla «di fronte al forte nazionalismo dei francesi», hanno detto gli organizzatori. Anche sotto la pioggia i lavoratori hanno ascoltato.