È il ritmo delle linee di montaggio a segnare il passo del territorio. Più è rallentato dalla crisi del settore automotive, con una cassa integrazione da vero record, e più coinvolge l'intero sistema economico del basso Lazio.

Buste paga che si sgonfiano di centinaia di euro al mese, circa 5.000 in un anno, e una capacità di acquisto che si riduce notevolmente. A cascata ne risentono tutti i settori. I numeri fanno paura. Ai quasi 4.000 operai Fca, si uniscono 8-9000 lavoratori del'indotto di ogni livello, sparso nella provincia ma anche nell'intera regione. I sindaci? Hanno più e più volte levato la loro voce. E continuano a farlo. Con un unico obiettivo, continuare a fare squadra e ottenere risposte dal Mise.
Gioacchino Ferdinandi sarà oggi a Roma alle 11.30 nella sede dell'Anci, per la riunione dei Comuni sede di stabilimenti Fca.

Si tratta di un coordinamento che unisce tutti gli enti che ospitano le fabbriche del gruppo, richiesto e ottenuto dal sindaco di Maranello, neo presidente dell'associazione "Città dei Motori" di cui Piedimonte fa parte da due anni. All'ordine del giorno una panoramica sulle situazioni dei territori interessati agli aspetti produttivi e occupazionali, anche alla luce della condizione della filiera automotive e una prima disamina degli scenari che potrebbe disegnare l'annunciata fusione societaria tra Fca e Psa.

Gli occhi ora sono puntati lì. «Soddisfazione per l'istanza raccolta - ha aggiunto ieri, alla vigilia dell'appuntamento - questa iniziativa serve per dare forza alle richieste avanzate al ministero che ha lasciato inascoltata la voce dei sindaci del nostro territorio, ho cercato di riportare questo problema anche agli altri sindaci che ospitano sedi dello stabilimento Fca. Anche loro, credo, nei loro territori, si sono ben attivati. La voce di questo territorio è comune alle voci di tante aree che vedono un punto interrogativo sull'automotive e sull'indotto: cerchiamo di avere qualche certezza tutti insieme. Più riusciamo a mobilitarci, creando sinergie e più abbiamo speranza di essere ascoltati».

Dello stesso avviso è il primo cittadino di Cassino, Enzo Salera: «Dobbiamo restare uniti come territorio. Abbiamo fatto due Consulte del Lazio meridionale e due richieste al ministero. Non possiamo fare altro che sollecitare un ulteriore incontro e tenere alta l'attenzione su un problematica che è sempre più grave.
Tutto ciò si ripercuote su un disagio sociale che aumenta sempre di più, i mancati introiti alle famiglie a causa della cassa integrazione, si riversano sull'intero tessuto economico. Quando un operaio guadagna meno, ci sono meno consumi e aumenta la richiesta di aiuto, il Comune è il primo soggetto che viene interfacciato in merito al disagio sociale».

Ecco perché i primi cittadini non possono e non vogliono abbassare la guardia. Libero Mazzaroppi, sindaco di Aquino, racconta il dramma nei territori unito a una necessità, da sempre palesata, di tenere ben serrate le fila della squadra: «In questi giorni è aumentata un po' la preoccupazione, da tempo non ci chiedevano i voucher alimentari che noi destiniamo a situazioni di povertà marcata. Mi sono accorto che famiglie con reddito, ma in cassa integrazione, ci chiedono questa opportunità, presumibilmente vivono timori per le sorti future, quindi è sintomo di un malessere diffuso, un malessere importante se va ad interessare una prima necessità, un supporto che di fatto possa proteggerli in questo periodo delle festività in cui le spese aumentano.

Questo ci deve far riflettere, noi siamo preoccupati ed è necessario che il territorio faccia squadra e non si allinei al potente di turno o ai dettami che arrivano dall'alto, dobbiamo reagire senza fare guerre contro i mulini a vento ma trasmettere qualcosa di efficace e di positivo. Chi sta più in alto di noi, ha il dovere di ascoltarci, non far finta di starci vicino ma quando deve assumersi la responsabilità di alzare la voce dove può, non lo fa. Quindi, come territorio, lo dico da sempre, dobbiamo fare squadra. Aquino c'è».

Necessità rimarcata anche dal sindaco di Pontecorvo, Anselmo Rotondo: «Queste battaglie per il territorio meritano l'unione dei sindaci perché da soli non si va da nessuna parte. Non si può essere campanilisti nelle battaglie che contano ma fare squadra. Insieme per il territorio. Naturalmente l'appello maggiore va ai deputati e senatori del territorio che potrebbero e dovrebbero fare di più».

Chi segue da vicino l'intera situazione è anche e soprattutto il Cosilam. «Il clima di incertezza che si continua a vivere sul territorio - ha detto il presidente del Consorzio industriale Marco Delle Cese - genera preoccupazione per il futuro. Condivido l'allarme lanciato dal sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi sulla mancanza di risposte da parte di Fca sui progetti futuri per gli stabilimenti italiani. In questo momento dobbiamo prestare la massima attenzione all'indotto e, in particolare, a quello formato dalle piccole e micro aziende. Realtà produttive fondamentali che, raggruppate, contano migliaia di lavoratori. Imprese che soffrono maggiormente questa situazione. Il Cosilam è e sarà in prima linea accanto ai sindaci e agli imprenditori per ogni azione necessaria a garantire le realtà produttive e i livelli occupazionali».