La cultura è l'unica arma per combattere la corruzione, fenomeno pervasivo e legato alla stessa natura umana. Il cambiamento culturale, a partire dalle giovani generazioni, rappresenta l'unica chance. Perché, come dimostrato dalla stagione di Mani Pulite di cui Gherardo Colombo ne è stato diretto protagonista, pensare di annullare gli aspetti corruttivi di una società solo attraverso la sferzata della magistratura, significa aver perso in partenza.

Un messaggio importante, quello lanciato ieri in Corte d'assise, in uno dei convegni di alto spessore organizzati dall'Ordine degli avvocati di Cassino. Un monito che assume un valore supremo in un territorio in cui, fino a meno di un anno fa, la corruzione sembrava restare sullo sfondo, in un territorio dominato da una massiccia presenza di spaccio, estorsione e usura stando ai numeri di operazioni e processi.

Le ultime operazioni inanellate sull'intero territorio, che non hanno risparmiato né la cosa pubblica né il settore imprenditoriale, hanno però raccontato tutt'altra realtà: con "Malaffare" a "Welcome to Italy" passando per "Cinquecento" - solo per citare le più recenti - la presenza di presunti intrecci tra interessi, promesse e patti ritenuti corruttivi è stata messa nero su bianco nelle pagine di ordinanze piene di appostamenti, intercettazioni e riscontri proprio sul Cassinate.

L'ex magistrato legato a Mani Pulite ma anche a tante importanti inchieste (dalla Loggia P2 al delitto Ambrosoli) ha davvero mantenuto fede alla sua promessa: intraprendere un'altra battaglia altrettanto importante, quella di diffondere la cultura della legalità. Nei suoi libri - l'ultimo, quello con Gustavo Zagrebelsky, "Il legno storto della giustizia", presentato ieri prima al Pellecchia, poi in Corte d'assise - l'approccio antropologico con cui analizzare il sistema corruttivo e la risposta a quello che in ultima battuta resta legato a un bisogno umano difficilmente negabile: il raggiungimento del potere.

È il potere, e le sue "proiezioni" della fama e della ricchezza che rendono l'uomo diverso dagli altri, spiega Colombo, dopo la coinvolgente introduzione dei professori dell'Ateneo cassinate Marco Plutino, docente di Diritto Costituzionale, e di Maurizio Esposito, presidente dei corsi di laurea in Servizio sociale e Servizi sociali, moderati da Katia Di Lucia, presidente dell'associazione Guardian and Care. Sono due le linee da seguire: ambiente e cultura. Sopra ogni cosa, le leggi che rappresentano già in partenza un elemento di inclusività.

A fare gli onori di casa, il sostituto procuratore Alfredo Mattei, che ha ringraziato Colombo per offrire - parlando soprattutto ai giovani e tra i giovani - la speranza di poter combattere la corruzione privando i comportamenti illegittimi della linfa vitale che li generano: le consuetudine e i comportamenti sbagliati, figli di una cultura da trasformare grazie a un'educazione alla legalità tutt'altro che scontata.