Tra le mura domestiche di molte anonime palazzine di Cassino e del suo hinterland l'inferno è lo stesso per molti anziani genitori. Che ogni volta che si rifiutano di aprire il portafogli, ogni volta che si negano per provare a salvare quei figli ormai sconosciuti, diventano i nemici da affrontare a muso duro, da combattere senza pietà, persino da picchiare.

La storia del cinquantenne finito ieri in carcere dopo l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare, è simile - purtroppo - a molte altre storie che arrivano dalla città martire. Cambiano i nomi delle strade, gli interni degli appartamenti, le età dei coinvolti. Ma i plot, i copioni già scritti in cui inserire i nomi dei protagonisti, sono sempre uguali.

Anziani genitori che provano a far cambiare vita ai propri figli, che cercano con l'amore e la ragione di recuperare i bambini perduti tanti anni prima. Che soccombono dietro le cattiverie, i maltrattamenti e le botte di chi non accetta rifiuti perché ha bisogno di soldi.
Il papà del cinquantenne arrestato ieri dalla polizia ha avuto il coraggio di denunciare il figlio. E forse gli ha offerto una seconda chance. A eseguire la misura disposta dal gip Scalera del tribunale di Cassino sono stati gli uomini del vice questore Raffaele Mascia.

La violenza e la disperazione
Le richieste di denaro erano diventate sempre più pressanti. Il cinquantenne con noti problemi di tossicodipendenza non riusciva a capacitarsi di quei dinieghi da parte del padre ultraottantenne. Minacce continue, maltrattamenti, aggressioni anche fisiche che avevano costretto il pensionato anche alle cure mediche.

E a ogni richiesta, la posta aumentava. L'aggressività e la ferocia, pure. Fino a quel giorno in cui l'anziano padre non ha trovato sufficiente coraggio per denunciare quel figlio ormai sopraffatto dalla dipendenza. Il 25 ottobre scorso, grazie alle prove raccolte dalla squadra di polizia giudiziaria del Commissariato, il cinquantenne è stato raggiunto dagli agenti con una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare e con il divieto assoluto di avvicinarsi al padre. Una misura chiesta dal sostituto Siravo e accordata dal gip Scalera. Ma neppure questo è bastato.

Il cinquantenne è tornato implorando l'anziano padre, chiedendo scusa, promettendo di cambiare. Il padre, dopo un po', ha ceduto. E nonostante i divieti l'ha ripreso con sé. Una convivenza forzata, spezzata presto da nuove violenze. Poco dopo, il cinquantenne - spinto dall'esigenza di recuperare soldi - ha maltrattato ancora l'anziano. E con minacce e violenze, ha preteso nuovamente soldi.

Un'altra aggressione costata al cinquantenne l'aggravamento della misura: gli agenti del Commissariato hanno così dato esecuzione alla misura di custodia in carcere per i reati continuati di maltrattamenti in famiglia ed estorsione. Il cinquantenne è stato accompagnato nel carcere di via Sferracavalli.