L'atroce delitto del "mostro del Fibreno": un dolore senza fine, un femminicidio che non deve essere dimenticato. E ieri, nel giorno del quinto anniversario del ritrovamento del corpo di Gilberta Palleschi, in tanti sui social network hanno voluto rendere omaggio alla professoressa di Inglese uccisa barbaramente da Antonio Palleschi, trovata senza vita dopo quaranta giorni di ricerche.

In primo grado il muratore fu condannato all'ergastolo. Poi, nel 2017, la Corte d'appello di Roma ha riconosciuto all'imputato la seminfermità mentale. Sconto di pena confermato dalla Cassazione. Così, in ultima istanza, l'assassino è stato condannato a una pena di vent'anni e, con lo sconto per buona condotta, uscirà dal carcere intorno al 2030.

Una giustizia che non sembra tale. Per questo il dolore e la rabbia si uniscono ancora nel ricordo di Gilberta. Ieri sui social in molti hanno condiviso l'immagine di un ramoscello di pungitopo, pianta che fu ritrovata vicino al corpo dell'insegnante, per esprimere vicinanza ai suoi familiari. Il nipote di Gilberta, Luca, figlio del fratello Roberto e della cognata Giuliana, ripercorre questi anni così inquieti. L'abbiamo intervistato.

Chi era Gilberta? Come la ricorda?
«Una donna solare, affettuosa con me e mia sorella, premurosa come una seconda mamma. Mia zia me la ricordo come se la stessi guardando ora, con quella chioma bionda e quegli occhi verdi con delle sfumature blu, profondi e sinceri».

Che cosa ricorda di quel 10 dicembre del 2014?
«Avevo 25 anni. Ero in ufficio con mio padre. Mi collego a Facebook e inizio a leggere degli articoli che parlavano del ritrovamento di un corpo a Campoli Appennino. Veniamo contattati dai carabinieri e mio padre si precipita lì. Raggiungo mia sorella e altri parenti. Eravamo in attesa della notizia, sperando che non fosse quella più drammatica. Intanto, i miei genitori erano sul posto del ritrovamento con i carabinieri di Sora. Io ero in contatto telefonico con mia madre».

Quando ha appreso l'atroce verità?
«La conferma arrivò per telefono. Mia madre mi disse che il corpo ritrovato era quello di zia Gilberta. In quel momento il mondo ci è caduto addosso. Dopo poco i miei genitori ci raggiunsero a bordo delle volanti e andammo da mia nonna per comunicarle la notizia».

Immaginiamo il dolore della signora Elia...
«Alla notizia svenne, poi si riprese e scoppiò in lacrime. È stato uno strazio vedere tutta quella sofferenza in quella casa... mia nonna, mio padre, mia madre, mia sorella, gli amici, i parenti».

Lei come ha reagito?
«Non avrei mai pensato che potesse accadere a me e alla mia famiglia una cosa del genere. Credevo succedesse solo nei film e nei telegiornali, una realtà così malvagia che ancora adesso non accettiamo. Perché è stata strappata una figlia, una sorella, una zia alla mia famiglia senza una ragione, senza motivo».

Che sentimento prevale in lei oggi?
«Rabbia nel sapere che tra poco lui uscirà dal carcere e sarà di nuovo un soggetto pericoloso. E potrà esserci un'altra Gilberta. Tutto questo perché lo Stato ha tutelato di più il criminale Antonio Palleschi che noi. Come si dice? Oltre al danno pure la beffa. E niente giustizia per Gilberta, neanche per noi familiari che porteremo dentro questa sofferenza per tutta la vita».