Ancora una puntata della trasmissione "Le Iene" sull'omicidio di Serena Mollicone. Dopo ben 18 anni di depistaggi e indagini gli autori della popolare trasmissione di Italia Uno mandano in onda una serie di servizi girati ad Arce con il loro inconfondibile "stile" per «puntare dritti al cuore del mistero», come indicano nei titoli. La puntata di domenica scorsa ha puntato la luce su nuovi aspetti: dalla volontà dei consulenti della difesa dei Mottola di riesumare la salma di Santino Tuzi per confrontare il dna con l'impronta sullo scotch alla velata commistione nella vita del paese persino della camorra, passando per la vita dei Mottola (sospettati della morte di Serena) fino a un botta e risposta tra il criminologo Lavorino, consulente dei Mottola, e Maria Tuzi, figlia del brigadiere.

È Santino il primo a indicare nel 2008 la presenza di Serena in caserma. Poco prima del confronto in procura si toglierà la vita: una ipotesi (quella del suicidio, forse per amore) a cui la figlia Maria non ha mai creduto. Quando Lavorino parla a telecamere spente delle varie ipotesi analizzate ingenerando confusione sulla figura del brigadiere, scoppia il caso.
Maria annuncia di adire le vie legali per le ombre gettate sul padre. Lavorino ribatte e spiega di aver ripercorso l'informativa dei carabinieri, che le sue erano differenti ipotesi: per lui «una mancata verità del brigadiere o nel 2001 o nel 2008».
Sullo sfondo, persino la figura di un membro degli Scissionisti alla veglia funebre di Serena che avrebbe posato una rosa rossa sulla bara della figlia. Che c'entra la camorra? E quanti misteri ci sono ancora dietro la morte di una studentessa che ha pagato con la vita il suo coraggio?

La battaglia per la verità sulla morte di Serena non conosce pause. Accanto a Guglielmo, che resta ricoverato a Frosinone dopo il malore che lo ha colpito nelle scorse settimane, ci sono anche i suoi consulenti: la psicologa giuridica forense, criminologa e psicoterapeuta nonché docente di Psicologia sociale forense (Università degli Studi di Roma "Uni telma Sapienza") Laura Volpini,e il generale Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma. Professionisti che negli anni sono diventati molto più di "semplici" consulenti della difesa, rappresentata dall'avvocato De Santis. La dottoressa Volpini e il generale Garofano hanno serrato i ranghi e sono scesi in campo, accanto a papà Guglielmo. Ne parliamo con la dottoressa Volpini.

Quanto è stato importante nella riapertura del caso di Serena, vicino all'archiviazione, il contributo dell'approccio tecnico-scientifico da voi apportato come consulenti della difesa di papà Guglielmo?
«Devo esprimere innanzitutto la mia sentita vicinanza ad Antonio Mollicone, zio di Serena e a tuttii suoifamiliari,per ildifficile momento che stanno attraversando per le gravi condizioni di Guglielmo. Prima dell'apporto tecnico-scientifico, è stato proprio lui che dal momento dell'omicidio a oggi si è sempre battuto per avere giustizia per sua figlia, convinto che Serena fosse morta nella caserma di Arce. Il vero protagonista che non ha mai permesso che si abbassasse l'attenzione sulla morte di Serena è innegabilmente lui. Sono note le sue lunghe e dettagliate interviste televisive di denuncia e di accusa a coloro che oggi sono gli imputati di questo processo. Anche per tutto questo, ci auguriamo che papà Guglielmo possa presto ritornare in campo. Quanto alle indagini scientifiche, certamente il generale Garofano potrà ben illustrare la sua attività a supporto dell'op posizione dell'archiviazione del caso. Il mio ruolo, sempre come consulente di parte civile, è stato quello di partecipare alle indagini difensive, analizzando il fascicolo delle indagini che si sono succedute dal 2001 a oggi, ricostruendo la personalità di Serena, le sue abitudini, i suoi valori, la sua vita e il suo ultimo giorno di vita, attraverso la testimonianza di amiche e compagne di classe».

Serena ha pagato con la vita il coraggio delle sue idee. Voleva combattere un sistema di spaccio che ad Arce aveva già fatto contare troppe vittime. Come avete focalizzato la figura di Serena ragazzina, con il suo immenso amore per gli animali e la fede nella giustizia?
«Serena era una ragazza studiosa, la più brava della classe,così l'hanno definita le sue compagne di scuola di allora.
Serena aveva una spiccata propensione per gli altri e per i problemi sociali: le amiche raccontano di lei che si fermava a parlare con coloro che avevano evidenti problemi con la droga e che erano già di fatto emarginati. Serena non sopportava che i suoi coetanei potessero rischiare la vita nell'indifferenza di tutti e forse di coloro che erano preposti al contrasto dello spaccio».

Papà Guglielmo ha sempre indicato la direzione giusta in cui guardare. Perché aspettare tutti questi anni?
«Perché papà Guglielmo aveva delle convinzioni che dovevano agganciarsi a prove o a gravi indizi. La svolta c'è stata quando Guglielmo ha accettato di far riesumare la salma.Questo ha permesso di analizzare la compatibilità del cranio con l'impronta nella porta dell'abitazione della caserma dell'allora comandante Mottola».

Cosa pensate del fatto, parimenti, che la famiglia Mottola principali sospettati per la morte della studentessa abbia atteso 18 anni per voler parlare attraverso la sua difesa?
«Credo che adesso che hanno un'imputazione abbiano cominciato a difendersi con i loro legali. In precedenza hanno preferito la strada del silenzio. Sono scelte personali».

Santino Tuzi, una figura-chiave nel delitto Mollicone. Per troppo tempo anche gli inquirenti hanno cercato di tenere separati i casi. Poi è stato impossibile. Perché questa scelta di campo?
«La morte di Santino Tuzi è stata classificata come un suicidio. In realtà analizzando le sommarie informazioni che aveva reso poco prima della morte, è evidente una sua ambivalenza dettata forse dalle scomode verità legate alla morte della povera ragazza».

Quanto accaduto a Carmine Belli lascia, però, un dubbio. Voi siete certi oltre ogni ragionevole dubbio che la strada percorsa adesso sia proprio quella giusta?
«Direi che su Carmine Belli, che ha subito ingiustamente tre gradi di giudizio, non ci siano più dubbi. La strada giusta la stanno definendo gli inquirenti prima e da gennaio la valuteranno i giudici. Noi, come esperti di parte civile siamo pronti a dare il nostro contributo al dibattimento per Serena, per la famiglia e per il caro papà Guglielmo».

di: Carmela Di Domenico