Una storia che risale al novembre del 2012 . Un uomo fu picchiato e ritrovato in condizioni critiche in strada. La vittima disse ai carabinieri che all'epoca si occuparono delle indagini che ad accanirsi contro di lui furono quattro persone. A seguito delle indagini furono identificati i presunti colpevoli e, nonostante uno di loro avesse dichiarato in sede di incidente probatorio di essere stato lui a picchiare la vittima, arrivarono sentenze di reclusione per tutti.

Ma gli avvocati dei tre coinvolti senza apparente colpa, Francesco Malafronte, Coriolano Cuozzo e Beniamino Di Bona hanno lavorato per far riconoscere lo stato dei fatti riguardante i loro assistiti. Il collegio difensivo, pur sollecitando più volte la scarcerazione in ragione di evidenti elementi di innocenza dei propri assistiti e perché è apparso sin da subito che le dichiarazioni rese dalla persona offesa erano chiaramente fuorviate e non esatte in ragione della patologia della quale l'uomo soffriva in modo irreversibile (schizofrenia paranoidea).

L'avvocato Cuozzo ha portato in aula il medico che lo aveva in cura presso il Cim. Un ragazzo che, come testimoniato anche dal dottor Nardoianni, responsabile del centro d'igiene mentale di Cassino "era affetto da psicosi schizofrenica di tipo paranoide cronicizzata, non risolta a causa dell'abbandono delle cure e per l'uso di alcol e droghe".
La sera dell'aggressione venne trovato con un tasso alcolemico di circa 2,5 grammi per litro. Nonostante fossero state portate prove schiaccianti a dimostrazione di questa evidenza nel corso del dibattimento nessun giudice, dall'interrogatorio di garanzia a tutto il primo grado, ha preso in considerazione che quelle dichiarazioni potessero non essere veritiere.
La Corte d'Appello, in riforma totale della sentenza di primo grado, ha subito concesso agli assistiti la mutazione della misura. Alla discussione sono stati assolti tutti e tre con formula piena.

La Procura Generale della Repubblica ha fatto ricorso per Cassazione e l'avvocato Cuozzo e ha fatto dichiarare improcedibile il ricorso con definitiva irrevocabilità della sentenza di assoluzione della Corte d'Appello. In seguito a questo passaggio in giudicato della sentenza, i procuratori hanno proposto rispettivamente ricorso per ingiusta detenzione ottenendo per i propri assistiti maxi risarcimenti, circa 100.000 euro a testa.