L'autovelox è uno degli strumenti più temuti dagli automobilisti, che fa scattare multe per eccesso di velocità. Quando meno ce lo aspettiamo è pronto a immortalare l'automobilista che procede a velocità sostenuta; una condotta da cui deriva poi una sanzione, a volte anche molto salata, che arriva direttamente a casa come una terribile sorpresa. In provincia di Frosinone gli autovelox sono disseminati su varie strade e direttrici di collegamento tra i centri più importanti, ma da una decina di giorni alcuni di essi non sono più in funzione.

Ecco gli autovelox spenti

Un decreto, in corso di notifica alle amministrazioni interessate, firmato dal prefetto Ignazio Portelli, all'esito di un'articolata istruttoria, ha infatti sospeso l'efficacia del provvedimento autorizzativo del 20 novembre 2013, di fatto spegnendoli, con cui erano entrati in funzione quelli posizionati: sulla strada regionale 115 (diramazione raccordo di Fiuggi) nel territorio del comune di Acuto dal chilometro 9 al 14 in entrambe le direzioni, sulla strada regionale "Forca d'Acero" (ex S.S. 509) nel territorio del Comune di Atina al chilometro 21,800 in direzione Sora e al chilometro 21,590 in direzione Cassino e nel territorio del comune di Belmonte Castello al chilometro 27,930 in entrambe le direzioni, sulla strada regionale "Mària Isola Casamari" nel territorio del comune di Veroli al chilometro 17,800 in direzione Frosinone e nel territorio del comune di Monte San Giovanni Campano al chilometro 24,120 in direzione Sora. Ultimi nell'elenco quelli di Ferentino sulla Sora-Frosinone.

Diverse le esigenze alla base del provvedimento. Innanzitutto la confusione sul corretto utilizzo delle somme derivanti dai proventi delle multe che per legge devono essere destinati alla manutenzione delle strade e ad altre finalità. In seconda battuta ha avuto un peso il fatto che il tasso di incidentalità sulle arterie su cui insistono i rilevatori di velocità non giustificherebbe l'utilizzo delle apparecchiature su quelle strade; senza dimenticare, poi, l'alto costo di gestione dei rilevatori di velocità che non giustificherebbe le ragioni delle entrate.

Inoltre, elemento probabilmente preponderante, è in atto un processo di revisione normativa della materia che starebbe per arrivare a conclusione e che introdurrebbe nuovi principi, in particolare in ordine al riparto dei proventi derivanti dai verbali emessi contro gli automobilisti indisciplinati. Da mesi una serie di rimpalli burocratici ha fermato l'adozione del decreto riguardante le somme delle multe e lo stop agli autovelox selvaggi. Una norma attesa da anni (da un decennio si aspetta uno dei decreti che devono dare attuazione alla legge 120 del 2010) e su cui anche il precedente governo ha assicurato una rapida soluzione. Ma questa soluzione ancora non è arrivata.

Con il decreto non ci saranno più misteri: Comuni e Province avranno l'obbligo di chiarire dove vanno a finire i soldi incassati dalle multe, anche se l'obbligo di rendicontare è già previsto dal decreto 16 del 2012. Lo Stato rimane esentato dal vincolo. I dati Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) sono sconcertanti in fatto di multe stradali ai Comuni.

Per avere un'idea del valore degli incassi da contravvenzioni, l'Anfia cita una ricerca di Impresa Lavoro, realizzata su elaborazione dei dati Istat (Istituto di statistica) e Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici). Negli ultimi due anni (2017-2018), i Comuni italiani hanno incassato dalle famiglie 2,95 miliardi di euro di gettito extra tributario per multe, ammende, sanzioni e oblazioni. Nel 2018, le casse dei Comuni hanno potuto contare su un introito complessivo di 1 miliardo 340 milioni di euro. Un bel business quello delle multe stradali per i Comuni con le quali si possono ripianare così i buchi e i costi della politica. Uno studio della Cgia di Mestre ha rilevato un incremento dell'81% delle multe stradali negli ultimi 10 anni.

Sulla carta, stando all'articolo 208 del Codice della strada, una quota pari al 50 per cento dei proventi spettanti agli enti è destinata alla sicurezza stradale. In misura non inferiore a un quarto della quota, a interventi di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, di messa a norma e di manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell'ente.

Non solo. In misura non inferiore a un quarto della quota, al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l'acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale.

Gli enti determinano annualmente, con delibera della giunta, le quote da destinare alle finalità di sicurezza stradale. I Comuni controllano con telecamere e ausiliari gli automobilisti. Ma chi controlla i Comuni? Nessuno. Infatti, nel 2010, la legge 120 impone ai Comuni di dare i proventi delle multe da autovelox su strade extraurbane ai proprietari delle strade stesse: Province, Regioni, Stato. Obiettivo del legislatore, migliorare la sicurezza stradale: soldi ai proprietari, così che li investano per un migliore asfalto. Ma è tutto fermo. Manca il decreto attuativo.

Nello stesso testo si chiariranno una volta per sempre anche le regole per installare autovelox e telelaser sulle strade. Con un obiettivo più volte dichiarato: mai più imboscate.