La situazione clinica di Guglielmo Mollicone è stazionaria. A farlo sapere attraverso i social la nipote che è andata a trovarlo questa mattina in ospedale a Frosinone. E proprio durante la mattinata in tanti si sono ritrovati all'ingresso dello Spaziani per far sentire il supporto a papà Guglielmo. Appena si è diffusa, nei giorni scorsi, la notizia del malore dell'uomo migliaia di commenti di affetto e messaggi di sostegno sono apparsi sui social. Il papà di Serena, uccisa nel 2001, da ieri è ricoverato in condizioni serie allo Spaziani a causa di un malore. Così gli amici e i cittadini hanno lasciato uno striscione a pochi metri dal reparto in cui è ricoverato l'uomo che sta combattendo per la vita. Sono trascorsi 18 anni da quel terribile giorno in cui Serena è stata uccisa. Guglielmo non ha mai abbandonato la speranza di avere una risposta e il suo coraggio è sostenuto, ora più che mai, da tutto il territorio e da tutto il Paese.

Un malore improvviso nel cuore della notte. Pochi minuti per fare la differenza tra la vita e la morte. In sala operatoria in poco tempo, poi in Terapia intensiva, dove resta ancora in gravissime condizioni. Il paziente non è uno qualunque. Per i soccorritori e l'équipe medica sì. Per il resto dell'Italia, il cuore che ha fatto le bizze, logorato da un dolore insopportabile e messo ancora una volta alla prova dall'ennesimo peso, è quello del papà-coraggio.

Di quel papà che ha sopportato la morte di sua figlia, uccisa a 18 anni per le sue idee, battendosi come un leone per altrettanti 18 lunghissimi anni. Ora che la giustizia è tanto vicina quasi da poterla toccare, proprio adesso che l'ennesimo Natale senza Serena avrebbe avuto un altro sapore, quello della verità, Guglielmo non ha retto. Troppe le amarezze, troppe le delusioni. Non ultima, quella legata all'inatteso rinvio che ha fatto slittare l'apertura del processo sulla morte di Serena a gennaio.

Non solo i suoi familiari, la comunità di Arce e le persone vicine a Guglielmo hanno incassato il colpo di quel malore arrivato a 71 anni, senza preavviso. Ieri non si parlava d'altro in ogni ufficio, in ogni caserma, in ogni casa: tutta Italia ha trattenuto il fiato, sperando che anche questa volta il papà-coraggio possa farcela. Lo deve a Serena. E anche a se stesso.

La nottata e le preghiere
Il malore è sopraggiunto subdolo, nella notte. Un infarto. Guglielmo è stato trasportato d'urgenza allo Spaziani di Frosinone, dove è stato sottoposto a un'angioplastica, sotto le mani esperte di Di Ruzza e Cesario e dell'intera équipe. Poi, in gravissime condizioni, è stato trasferito in Rianimazione. Le sue condizioni sono state definite critiche e la prognosi è riservata.

I messaggi sulla sua bacheca si sono moltiplicati a centinaia, uno dopo l'altro con il passare delle ore: tutti di vicinanza a quell'uomo divenuto un simbolo. Anche il procuratore, Luciano D'Emmanuele, ha espresso vicinanza alla famiglia sperando in una rapida ripresa. Solo qualche giorno prima, in uno dei tanti incontri sulla prevenzione della violenza sulle donne, papà Guglielmo aveva inaugurato in procura le panchine rosse del rispetto, che qualche vandalo proprio ieri avrebbe cercato di scardinare.

La famiglia di Guglielmo, sempre attraverso i social, ha ringraziato per la vicinanza e ha chiesto riserbo. A starle vicino, con profondo affetto, il sindaco Luigi Germani e l'intera amministrazione. Oggi, a nome di tutti, portavoce di minoranza e maggioranza e di ogni cittadino di Arce, il sindaco si recherà in ospedale per poterlo vedere, anche se da lontano. «Tutti noi siamo vicini alla famiglia e restiamo a disposizione per qualunque cosa. Preghiamo affinché Serena gli dia la forza di superare questo momento - ha commentato Germani - Guglielmo ha sempre affrontato tutto con quella bontà d'animo che lo contraddistingue da quando eravamo ragazzini.

Ha avuto la tempra di combattere come un leone, sfiancato dalle tante, troppe amarezze: la morte della moglie, poi l'uccisione di Serena e tutto quello che ne è disceso. Il rinvio del processo ha rappresentato l'ennesima delusione. Confidiamo nella sua forza e nella sua tempra. E siamo convinti che presto tornerà a lottare».

di: Carmela Di Domenico