Nella tarda mattinata di ieri il gip Di Croce ha sciolto la riserva: arresto non convalidato per Angelo Carcione, il cinquantatreenne posto in stato di fermo lunedì sera per omicidio stradale e omissione di soccorso, poiché ritenuto colpevole della morte di M'Hamed El Asyly, il marocchino di 62 anni - residente a Castrocielo - investito sulla Casilina nella serata di domenica.

Secondo gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, guidata dal capitano Tamara Nicolai, sarebbe stato proprio Angelo - sondaggista di 53 anni di Aquino, incensurato - a urtare con l'auto M'Hamed El Asyly, sbalzato nella cunetta laterale della trafficata arteria: proprio nel canale di scolo riempito dall'acqua piovana lunedì mattina è stato notato il suo corpo privo di vita. A pochi metri il suo borsone e la busta della spesa.

A incastrare il cinquantatreenne, secondo l'ipotesi dell'Arma, una serie di elementi. Il pezzo mancante del puzzle, però, sarebbe stato lo specchietto retrovisore - lato passeggero - staccato dopo l'impatto: incrociando i dati forniti da alcune telecamere di videosorveglianza, gli uomini del capitano Nicolai e del maresciallo Parrillo hanno raggiunto lunedì sera l'abitazione di Angelo. Comunicandogli che era in stato di fermo.

La decisione
Quando gli uomini dell'Arma sono arrivati nell'abitazione del cinquantatreenne, intorno alle 20.30, la vettura era all'interno del garage. Presentava, come ricostruito dai militari, tutti i segni di danneggiamento compatibili con quelli provocati da un investimento. Angelo avrebbe detto di non aver avvertito nulla, di non sapere di quell'investimento.

E, in merito allo specchietto mancante, di non sapere neppure da quanto tempo non fosse più al suo posto. Stesse parole riferite martedì pomeriggio al giudice Di Croce: ha ricostruito il ritorno a casa domenica, descrivendo la pioggia battente e il traffico, i fari altissimi delle altre vetture. Ma in questo racconto, nessun urto improvviso. Nessun investimento. Di Croce, ascoltata la sua versione, si è riservato. E ieri ha deciso: misura non convalidata. Sarebbe venuto meno, sottolineano gli inquirenti, il pericolo di fuga. Per la difesa dell'aquinate, a pesare nella decisione, anche la collaborazione dimostrata con la magistratura. Emessa comunque un'ordinanza per il cinquantatreenne di presentazione alla pg.

La verità nell'autopsia
La verità sulla morte di M'Hamed El Asyly arriverà oggi, giorno in cui verrà eseguita l'autopsia. Se nei polmoni del sessantaduenne dovesse essere acclarata la presenza di acqua, potrebbe voler significare che l'uomo - dopo essere stato investito - è morto annegato nel canale in cui il mattino successivo è stato individuato. Parimenti, si potrebbe verificare o escludere la possibilità di un malore, magari sopraggiunto dopo l'impatto. O, addirittura, di un decesso per asfissia.
Le esatte cause del decesso di M'Hamed El Asyly racconteranno un aspetto fondamentale per ricostruire l'intera vicenda. In mattinata il conferimento dell'incarico, poi a seguire l'espletamento dell'autopsia.