Non più soltanto una comunità di recupero per tossicodipendenti. La realtà Exodus di Cassino, che ha celebrato i suoi primi 29 anni di attività sul territorio, è ormai un avamposto per far fronte a tanti disagi. Anche e soprattutto quelli dei ragazzi e degli adolescenti.

«Qualche mese fa abbiamo iniziato ad accogliere ragazzi dipendenti da smartphone e e videogiochi. Non avevamo idea della dimensione di questo problema. Era un progetto per dieci posti rivela il responsabile della comunità nonchè assessore ai servizi sociali Luigi Maccaro nel corso della cerimonia dei festeggiamenti del ventinovesimo anno di Exodus alla ventiquattresima richiesta abbiamo dovuto dire basta. Sono realtà dove si tocca con mano il vuoto di senso di questa società, a cui noi, come Exodus, vogliamo dare il significato vero». «Speriamo che la società, incontrando Exodus, possa domandarsi: dove stiamo andando?» afferma, con fermezza, Luigi Maccaro.

La parola chiave: ricominciare
«La parola chiave di questo trentennale dunque è: ricominciamo. Perché per mettersi difronte ai bisogni degli adolescenti bisogna bisogna inevitabilmente ripartire da zero» continua Maccaro. L'attenzione al mondo giovanile e alle problematiche adolescenziali apre dunque la nuova stagione di Exodus che oggi ospita 20 ex tossicodipendenti in comunità residenziale, 10 giovani disabili in centro diurno e 20 adolescenti con problemi di dipendenza da smartphone, playstation ed altre forme importanti di disagio sociale.

«In questo momento di crisi culturale e valoriale, lavorare con i giovani è un imperativo che andrebbe assunto come unica possibilità di investire sul futuro della nostra società. Oggi ci si aggrega solo per consumare e, dopo aver ridotto ai minimi termini oratori, partiti, sindacati, centri di formazione, non resta altro che quel famoso "vuoto culturale" che già Pasolini indicava come terreno fertile per alcol e droghe» sottolinea ancora Maccaro. Poi traccia un bilancio: «Sono tante le persone passate in questa comunità che non ce l'hanno fatta.
Noi, però, stiamo qui da trent'anni e speriamo anche per i prossimi trenta. Lungo questa strada abbiamo incontrato tante persone, tanti gruppi e tante idee».

Durante l'omelia nella messa che ha preceduto la cerimonia nella cascina di San Pasquale, l'abate di Montecassino dom Ogliari ha evidenziato: «Exodus è una vera e propria chiesa in uscita dai recinti mentali, come ha detto Papa Francesco. Un luogo che ne ha viste tante in questi 29 anni ma che ha vissuto anche tante gioie».

Gli ha fatto eco il sindaco Enzo Salera: «Ventinove anni in cui la comunità è diventata uno spazio unico e ormai insostituibile per la città. Siamo tutti orgogliosi di far parte, in qualche modo, di questo processo e di aver potuto festeggiare insieme questo importante appuntamento». Tanti, poi, i messaggi giunti: da quello del presidente del Parlamento Europeo, Sassoli, a quello del consigliere regionale di Demos, Ciani; da quello del presidente del consiglio comunale di Cassino, Di Rollo, al presidente della Regione Lazio, Zingaretti, che ha chiosato: «La Fondazione Exodus è un esempio di impegno vivo e attivo nei campi del sociale e della cultura, con la consapevolezza che tutte le forme di dipendenza trovano radice nel disagio e nell'emarginazione, nelle fragilità personali e familiari e nella perdita di luoghi di aggregazione. La lotta alle dipendenze è quindi una questione individuale ma è anche un'azione che può dare dei frutti solo se viene affrontata in maniera globale. Questo da anni ci dice Exodus, con coraggio, concretezza e capacità di mobilitazione»