Padri che, all'improvviso, si ritrovano fuori casa. Perdono tutto, la casa, la quotidianità, i figli, alcuni la dignità. Guerre all'ultimo sangue per mantenimento, spese straordinarie e poche ore, preziosissime, da trascorrere con i figli. Loro, i piccoli, non capiscono cosa sia accaduto, perché mamma e papà  non stanno più insieme: lo sguardo diverso e gli occhi lucidi ogni volta che, dopo un gelato o una passeggiata, li saluta davanti alla porta di casa.

Un esercito silenzioso che, nonostante tutto, va avanti, lavorando a intermittenza e rinunciando a tutto. Sono tanti i papà cassinati che vengono accolti alla mensa della Caritas e che vengono supportati, sostenuti. Non solo un pasto caldo o un cambio di vestiti, un luogo in cui ritrovare un senso di famiglia lontano. E il calore dell'anima. Uomini che prima non si sarebbero neanche salutati diventano fratelli, si aiutano.

Le storie 

Tante le storie che si incrociano. Quella di Antonio, lasciato dalla moglie, che ha perso il lavoro e ha visto un nuovo uomo entrare nella vita dei figli, un nuovo "papà" con il quale è costretto a fare confronti perché i bambini si conquistano facilmente con qualche dono mentre papà Antonio, che si arrangia con qualche lavoretto, non può farlo.

Poi c'è Maurizio, che ha aspettato tanto la donna giusta, è diventato padre quando aveva già spento 50 candeline da un po'. Ma quell'amore per una donna straniera si è concluso bruscamente, valigie fuori dalla porta di casa e visite al pargolo rare. Maurizio è tornato dall'anziana madre, in una piccola casa popolare.

Poi, dopo pochi mesi, una malattia si è portata via la madre, Maurizio è rimasto senza casa e ora a ospitarlo è un cugino. Lo stipendio è scarso e così, pagati alimenti e rata del mutuo della casa in cui vive la ex con il figlio, resta poco: adesso si ritrova a condividere un pasto con gli "amici" della Caritas.

Non sono soltanto le saracinesche dei negozi abbassate e quei cartelli di messa in vendita che vengono affissi dall'oggi al domani in pieno centro a raccontare la crisi in città. Sono anche i tanti, tantissimi interventi dei Servizi sociali durante quelli che in modo asettico vengono definiti "sfratti esecutivi" - che portano con sé storie di difficoltà, disperazione e speranze calpestate - a offrirne una fotografia senza filtri.

Gli operatori del settore dei Servizi sociali lo sanno bene. Ogni giorno si trovano ad assistere famiglie annullate da disagio e crisi, spesso - con quasi il doppio dei numeri registrati rispetto allo scorso anno - divorate dalla perdita del posto di lavoro oppure dall'improvviso cambiamento dello status di vita a causa di improvvise separazioni.

I volti del disagio
Le tante storie che raccontano un'emergenza abitativa legata alla crisi vissuta in tutto il Cassinate sono tra loro molto simili. Come quella di una mamma residente a Cassino, con una bimba a carico, operaia Fca. Un anno fa perde il posto e inizia il calvario: prima prova con lavori saltuari, come donna delle pulizie o badante. Ma i lavori sfumano e con loro la possibilità di corrispondere l'affitto al proprietario di casa. Poi non riesce più a pagare. E ora, con la scadenza del contratto, a dicembre dovrà affrontare uno sfratto esecutivo senza sostegno né un altro posto in cui andare.

Questa storia di disagio e sofferenza è simile a tante altre registrate nell'hinterland della città martire, dove la crisi sta continuando a sfiancare tante, troppe famiglie. In molti casi si preferisce tornare a casa da mamma e papà - se viventi - ma con prole a carico la situazione diventa spesso esplosiva. E non in tutti i casi ciò è possibile.

La genesi è comune: la perdita del lavoro, poi la discesa negli inferi. Gli interventi degli assistenti sociali da giugno a oggi raccontano almeno di uno sfratto esecutivo al mese, andando al ribasso. Ma non è l'unica criticità a cui i Servizi sociali fanno fronte: «C'è anche un disagio legato allo sfaldamento delle famiglie stesse, tra separazioni e assetti ribaltati da un giorno all'altro».

A raccontare quest'altra faccia della medaglia, ad esempio, è la storia di un pensionato di Cassino di 82 anni che vive in un garage: pur avendo una pensione minima, nessuno si è interessato alla sua situazione, magari attivando un amministratore di sostegno in grado di aiutarlo a vivere in un posto più dignitoso. È la crisi ad amplificare lo scollamento delle relazioni sociali. Una crisi che mette a nudo - ora più che mai - differenti tipi di disagio vissuti dalle famiglie del Cassinate.

Problema da non sottovalutare, in questa situazione, l'assenza di strutture in grado di accogliere - almeno nell'immediatezza dello sfratto - mamme e figli o papà e figli senza più un tetto: occorre rivedere l'intera rete di assistenza.

di: Carmela Di Domenico