Non sono soltanto le saracinesche dei negozi abbassate e quei cartelli di messa in vendita che vengono affissi dall'oggi al domani in pieno centro a raccontare la crisi in città. Sono anche i tanti, tantissimi interventi dei Servizi sociali durante quelli che in modo asettico vengono definiti "sfratti esecutivi" - che portano con sé storie di difficoltà, disperazione e speranze calpestate - a offrirne una fotografia senza filtri.

Gli operatori del settore dei Servizi sociali lo sanno bene. Ogni giorno si trovano ad assistere famiglie annullate da disagio e crisi, spesso - con quasi il doppio dei numeri registrati rispetto allo scorso anno - divorate dalla perdita del posto di lavoro oppure dall'improvviso cambiamento dello status di vita a causa di improvvise separazioni.

I volti del disagio
Le tante storie che raccontano un'emergenza abitativa legata alla crisi vissuta in tutto il Cassinate sono tra loro molto simili. Come quella di una mamma residente a Cassino, con una bimba a carico, operaia Fca. Un anno fa perde il posto e inizia il calvario: prima prova con lavori saltuari, come donna delle pulizie o badante. Ma i lavori sfumano e con loro la possibilità di corrispondere l'affitto al proprietario di casa. Poi non riesce più a pagare. E ora, con la scadenza del contratto, a dicembre dovrà affrontare uno sfratto esecutivo senza sostegno né un altro posto in cui andare.

Questa storia di disagio e sofferenza è simile a tante altre registrate nell'hinterland della città martire, dove la crisi sta continuando a sfiancare tante, troppe famiglie. In molti casi si preferisce tornare a casa da mamma e papà - se viventi - ma con prole a carico la situazione diventa spesso esplosiva. E non in tutti i casi ciò è possibile.

La genesi è comune: la perdita del lavoro, poi la discesa negli inferi. Gli interventi degli assistenti sociali da giugno a oggi raccontano almeno di uno sfratto esecutivo al mese, andando al ribasso. Ma non è l'unica criticità a cui i Servizi sociali fanno fronte: «C'è anche un disagio legato allo sfaldamento delle famiglie stesse, tra separazioni e assetti ribaltati da un giorno all'altro».

A raccontare quest'altra faccia della medaglia, ad esempio, è la storia di un pensionato di Cassino di 82 anni che vive in un garage: pur avendo una pensione minima, nessuno si è interessato alla sua situazione, magari attivando un amministratore di sostegno in grado di aiutarlo a vivere in un posto più dignitoso. È la crisi ad amplificare lo scollamento delle relazioni sociali. Una crisi che mette a nudo - ora più che mai - differenti tipi di disagio vissuti dalle famiglie del Cassinate.

Problema da non sottovalutare, in questa situazione, l'assenza di strutture in grado di accogliere - almeno nell'immediatezza dello sfratto - mamme e figli o papà e figli senza più un tetto: occorre rivedere l'intera rete di assistenza.