C'è anche un pezzo di Ciociaria nell'inchiesta della Guardia di finanza sulle mazzette per i cantieri, tra gli altri, al palazzo di giustizia di piazzale Clodio e alla Corte d'appello di Roma.

I finanzieri del Nucleo speciale anticorruzione del tenente colonnello Michele Mongili hanno eseguito venti misure cautelari decise dal gip Anna Maria Gavoni nei confronti di otto funzionari pubblici e dodici imprenditori. Quindici le persone arrestate: quattro in carcere e undici agli arresti domiciliari. Per altre cinque è stato disposto l'obbligo di firma e il divieto di esercitare impresa e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un anno. A una sesta persona imposto solo l'obbligo di firma. Agli arresti domiciliari sono finiti, tra gli altri, Pietro Gaddia, nato a Frosinone, 58 anni, residente a Roma e Pasquale Terlizzi, 60, originario di Bitonto, ma residente a Ferentino.

L'attività, nata da una precedente indagine, si è fondata sulle intercettazioni telefoniche, la documentazione acquisita - soprattutto contratti con la pubblica amministrazione - e gli accertamenti societari. Il punto di partenza è un documento d'identità, rilasciato dal Comune di Roma, in sostituzione i uno risultato deteriorato. In questo passaggio - sostiene l'accusa - il principale indagato il romano Franco De Angelis finito in carcere, sarebbe riuscito a cambiare la data di nascita dal 1955 al 1951. Per l'accusa lo stesso «si spaccia per la persona nata nel 1951» sin dal 1998, anno di costituzione della De Angelis costruzioni.

A tale società - ha ricostruito il gip - sono stati affidati dal ministero delle Infrastrutture una serie di lavori al tribunale ordinario di Roma (camminamento e copertura), Corte d'appello (adeguamento della climatizzazione e adeguamento ex camere di sicurezza), in alcune aule del ministero della Giustizia e del palazzo di giustizia di piazzale Clodio (per infiltrazioni d'acqua).

Nell'inchiesta salta fuori il nome di Terlizzi, attualmente funzionario amministrativo impiegato alla casa circondariale di Frosinone, indagato per corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, quale «pubblico ufficiale, dipendente del provveditorato amministrazione penitenziaria che - scrive il gip nell'ordinanza - poneva la sua funzione al servizio della Cogemit di Maurizio Di Buono (anche lui finito in carcere, ndr) e altre società allo stesso Di Buono riconducibili».

Secondo l'accusa, sulla base del contenuto delle intercettazioni, «Terlizzi suggerisce a Di Buono le strategie per aggiudicarsi l'offerta». E qui verrebbe in rilievo «la violazione del principio di imparzialità, di buona amministrazione e di osservanza del principio di rotazione degli incarichi da parte del funzionario Terlizzi». Quest'ultimo inoltre, scrive sempre il gip, «chiede a Di Buono dei favori », così ottenendo l'assunzione del figlio in una società. I finanzieri hanno effettuato una perquisizione in casa di Terlizzi, alla presenza anche dell'avvocato Giampiero Vellucci che assiste il dipendente.

L'altra contestazione di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, riguarda l'altro dipendente del provveditorato dell'amministrazione penitenziaria e direttore dei lavori Pietro Gaddia che, secondo il gip, «poneva la funzione al servizio della Cogemit di Di Buono e di altre società allo stesso Di Buono riconducibili». Anche in questo caso - sostiene l'accusa - il modus operandi è lo stesso: «Gaddia suggerisce a Di Buono le strategie per aggiudicarsi l'offerta» e «Gaddia riceve dal Di Buono dei favori, quali l'assunzione del cognato».