Lei aveva diciassettenne e lui era il suo allenatore della squadra amatoriale di calcetto. Lei lo ha denunciato accusandolo di averla baciata e palpeggiata contro la sua volontà. Per questo il mister, A.N., 40 anni, della provincia di Latina, è finito davanti al tribunale di Frosinone con l'accusa di violenza sessuale. Il fatto, per l'accusa, sarebbe accaduto il 10 luglio del 2013 in casa della nonna della ragazza, dove l'uomo l'aveva raggiunta per parlare di calcio. Ieri il tribunale ha pronunciato la sentenza e ha condannato l'uomo a un anno e due mesi con pena sospesa, oltre al risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile.

Il pm Samuel Amari ha ritenuto provate le accuse, spiegando che è «difficile sostenere una trappola per l'inimicizia tra il papà della parte offesa e l'imputato». Sulla stessa linea la parte civile che ha evidenziato come la ragazza la sera stessa si sia recata ai carabinieri di Giuliano di Roma per sporgere denuncia. E che, nel corso dell'incontro, aveva lasciato aperto il telefono di modo che dall'altra parte si sentisse quanto stava accadendo e lei che urlava "lasciami stare".

Di tutt'altro tenore l'arringa dell'avvocato Angelo Pincivero, difensore dell'imputato, che ha sostenuto che tutto è nato per la gelosia del fidanzato della giocatrice e che la versione della ragazza non è credibile, essendo stata cambiata tre volte. Dubbi sollevati sulla presenza del cugino in un'altra stanza della casa che non avrebbe sentito niente e che non sarebbe nemmeno intervenuto. Per la difesa la ragazza «si inventa di sana pianta quanto accaduto». Dopo la camera di consiglio la sentenza e la condanna.