Una lunga udienza per ricostruire come venivano truccati gli esami teorici alla motorizzazione di Frosinone. Alle domande del pubblico ministero Barbara Trotta, sotto lo  sguardo attento del tribunale di Frosinone (presidente Farinella, a latere Doglietto e Tamburro),hanno risposto alcuni di coloro che, in sede di udienza preliminare, hanno patteggiato.

All'epoca (i fatti contestati si riferiscono al periodo 2014-2015) l'ex direttore facente funzioni della motorizzazione Roberto Scaccia, con rito abbreviato, fu condannato, in primo grado, a sette anni e mezzo, mentre gli esaminatori patteggiarono pene tra tre anni e mezzo e tre anni, e i suggeritori pene tra due anni e 18 mesi. Di alcuni testi, su accordo tra le parti sono stati acquisiti direttamente i verbali degli interrogatori davanti al pm nella fase delle indagini. Il primo a essere ascoltato è stato il titolare di un'autoscuola, in passato collaboratore del principale imputato, Donato Ferraro, 68 anni, di Marcianese, all'epoca titolare di autoscuole a Cassino, accusato di associazione a delinquere.

Secondo la procura il gruppo sarebbe stato in grado di far conseguire le patenti di guida attraverso «la redazione di atti falsi e la pianificazione di sedute di esame truccate». Per l'accusa sarebbero stati remunerati, in denaro o con regalie, gli esaminatori presenti nelle sedute finite al centro degli accertamenti della squadra mobile di Frosinone. E proprio su uno tali aspetti si è concentrato il primo teste che ha spiegato. «Percepivo dai 2.000 ai 2.500 euro dal candidato». Soldi che in buona parte finivano secondo l'accusa a Ferraro.

«Gli davo più della metà perché c'era anche l'affitto da scontare», ha sostenuto al pm che gli ha riletto la vecchia deposizione nella quale quantificava in mille euro il compenso per Ferraro. Quindi il teste ha spiegato il meccanismo dei suggeritori (che sostenevano l'esame per i candidati reali con il compito di fare le schede dei«candidati a destra e sinistra», ovvero quelli che avevano pagato). Un sistema, a parere del teste, che si era «inventato» Ferraro. Oltre ai suggeritori, c'erano gli esaminatori della motorizzazione compiacenti.
Remunerati in base a quanto ricostruito ieri in aula con compensi tra i 100 e i 150 euro a seduta, a volte anche con buoni carburante. Il teste ha aggiunto come venivano alterati i documenti d'esame con le foto dei candidati sostituite.

Sul punto un altro ex collaboratore di Ferraro ha spiegato come le foto venivano sostituite anche sui certificati della visita oculistica. Il primo teste ha citato un episodio relativo alla segretaria dell'allora direttore della motorizzazione Cinzia Sinibaldi che, a suo dire, dopo una seduta era dovuta «scappare» per non incontrare Ferraro. Sulla circostanza il collaboratore di Ferraro ha aggiunto che la donna avrebbe avuto paura di essere fermata. Questo perché pochi giorni prima c'era stata la perquisizione della polizia nell'ufficio del direttore della motorizzazione Scaccia.
«Si era sparsa la voce», motivo per cui secondo il teste gli «esaminatori avevano paura di prendere i soldi» e si era arrivati a un blocco del sistema di conseguimento delle patenti facili.

Il teste ha poi illustrato il"buco d'archivio". Si trattava di patenti non rilasciate, a volte per errore, che rimaneva nel sistema. E quel numero veniva utilizzato per creare o una nuova patente o l'inserimento di altre categorie. Il tutto avveniva mediante accessi abusivi al sistema informatico della Motorizzazione. Un altro collaboratore di Ferraro ha spiegato che le patenti comprate valevano «dai 2.00 ai 4.00 euro», mentre all'autoscuola costavano tra le 400 e le 600 euro. Un accenno anche alle sessioni di massa, con cinesi, marocchini, egiziani ed altri stranieri. Per lo scandalo patenti facili ci sono altri due procedimenti davanti al giudice per le udienze preliminari di Frosinone (per le centinaia di candidati, molti dei quali stranieri ) e di Roma. Nel collegio difensivo gli avvocati Christian Alviani, Giuseppe Dell'Aversano, Sandro Di Meo, Massimo Meleo, Nicola Ottaviani, Gianrico Ranaldi, Massimiliano Tisbo, Giampiero Vellucci.