Il processo è durato pochissimo. Guglielmo Mollicone, dopo essere stato perquisito all'ingresso dall'efficiente sistema di sicurezza, ha sperato di poter arrivare a processo.

Invece l'udienza, dopo l'apertura e la costituzione di parte civile delle parti, è stata rinviata per un difetto di notifica a una delle parti lese: si torna in aula il prossimo 15 gennaio alle 9.30. A costituirsi parte civile sono stati Guglielmo Mollicone, attraverso l'avvocato Dario De Santis, la figlia Consuelo attraverso l'avvocato Sandro Salera, la zia di Serena attraverso l'avvocato Federica Nardone, Maria Tuzi con l'avvocato Castellucci e l'Arma attraverso l'avvocato Greco. In aula, oltre agli avvocati, unico imputato Suprano. A voler essere presente anche Carmine Belli.

Le prime parole di papà Guglielmo: "È stato un intoppo non certamente dovuto dagli inquirenti. Purtroppo, adesso si prospettano altri due mesi di sofferenza". 

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Tutto rinviato al prossimo 15 gennaio: udienza fulminea, quella svoltasi poco fa al Tribunale di Cassino davanti al Giudice per le Udienze preliminari, per l'omicidio di Serena Mollicone. Il motivo? Un difetto di notifica ad una delle parti lese. Il giudice avrebbe dovuto decidere già oggi in merito alle sorti giudiziarie degli indagati per l'assassinio della 18enne di Arce. 

Le prime parole di papà Guglielmo: "È stato un intoppo non certamente dovuto dagli inquirenti". 

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SEGUONO AGGIORNAMENTI

di: La Redazione

Ore di attesa prima dell'apertura del processo Mollicone, prevista per questa mattina. Papà Guglielmo già c'è. È in piazza, fuori dal tribunale non ancora aperto al pubblico. Sta rispondendo ai giornalisti. Nelle sue parole il ricordo di Serena, la sua spensieratezza, il suo amore per il prossimo e gli animali. E ai nostri microfoni, rivolto ai Mottola, ha detto: "Come fate a difendervi?". Tra poche ore l'apertura del processo: una svolta che Guglielmo attende da 18 anni. 

di: Carmela Di Domenico

Per Guglielmo Mollicone il "velo di Maya" è stato già squarciato nel corso delle rinnovate indagini che hanno portato a riaprire il caso dopo 18 anni. Dopo che quella richiesta di archiviazione era ormai sinonimo di resa. Per tutti, sarà sollevato questa mattina, punto di partenza e non di arrivo di uno dei casi più complessi del Bel Paese, fatto di depistaggi e faldoni chiusi; di una lotta estenuante, quella di papà Guglielmo, e di un'istituzione - quella dei carabinieri - che grazie alla sensibilità di un generale come Giovanni Nistri ha tirato una linea netta anche se tra i coinvolti risultavano proprio dei militari. E che ha saputo, seconda volta nella storia italiana, chiedere scusa: stessa linea, dopo Cucchi, per Serena. Annunciando che l'Arma ha espresso la volontà di costituirsi parte civile.

Dalla riapertura delle indagini in poi i colpi di scena sono stati davvero molti: il coinvolgimento - insieme all'ex maresciallo Franco Mottola, al figlio e alla moglie - anche (agli inizi del dicembre 2017) del sottufficiale Francesco Suprano. Poco dopo, in una sorta di partita a poker, di Vincenzo Quatrale. Una escalation di passaggi inattesi: l'utilizzo di tecniche scientifiche prima inimmaginabili, tanto che a fare la differenza sono state addirittura le nanoparticelle; la estumulazione, fino ad allora impensabile, del corpo di Serena per il viaggio verso il Labanof di Milano; una nuova pista che ha portato gli inquirenti all'estero; l'ingresso di telecamere speciali del Ros per ricostruire virtualmente il delitto Mollicone in caserma ma anche al bar della Valle, a pochi passi dal bosco dell'Anitrella dove la studentessa è stata trovata senza vita.

Un lavoro monumentale: 52 i faldoni che vengono creati, divisi addirittura in due indici dettagliatissimi. La procura, guidata dal dottor Luciano D'Emmanuele e grazie all'esperienza dei militari del colonnello Fabio Cagnazzo, raccoglie materiale da riempire una stanza intera. Poi chiede il giudizio per la famiglia Mottola e per i due militari: il maresciallo Franco Mottola - all'epoca dei fatti comandante della stazione di Arce - la moglie Anna Maria, il figlio Marco, insieme al maresciallo Vincenzo Quatrale. L'appuntato Francesco Suprano è invece accusato di favoreggiamento. Al solo Quatrale è contestato anche il reato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, la cui morte continua a essere legata a filo doppio con quella della studentessa. La parola viene lasciata al gup Di Croce: sarà lui, oggi, a dover decidere - in un'udienza a porte chiuse - se disporre il giudizio o meno per gli imputati o se proscioglierli.

Intanto, come ultimo inatteso colpo di scena, a quattro giorni dal processo Mottola - rappresentato dall'avvocato Francesco Germani e dal consulente Carmelo Lavorino - rompe il silenzio dopo 18 anni e lo fa attraverso la sua difesa: una conferenza stampa indetta a Cassino per chiarire alcuni aspetti. Scientifici e non legati all'aspetto giuridico, sottolinea l'avvocato.

Anche gli altri difensori si preparano: gli avvocati Francesco Candido e Paolo D'Arpino per Quatrale; Eduardo Rotondi ed Emiliano Germani per Suprano. Accanto a loro, i difensori delle parti offese che si costituiranno parte civile in giudizio: Dario De Santis per papà Guglielmo; Sandro Salera per la sorella di Serena, Consuelo; Federica Nardoni per Armida, sorella di Guglielmo e l'avvocato Elisa Castellucci per Maria Tuzi. Attesa anche la presenza dei legali del corpo dei carabinieri. Si parte.

di: Carmela Di Domenico