Ha rischiato grosso un trentenne originario di San Vittore del Lazio, accusato di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della (ex) compagna. Il pm aveva chiesto, nella precedente udienza, sette anni di reclusione. Ieri, dopo un'animata discussione della difesa - (rappresentato dagli avvocati Sarah Grieco e Simone Giammarco) la sentenza: assolto dalle accuse di violenza e di minaccia. Condannato per la sola ipotesi di maltrattamenti - derubricata in stalking - a dieci mesi, pena sospesa. Con la revoca della misura del braccialetto elettronico a cui era sottoposto durante la detenzione domiciliare. Per la difesa, non fu violenza. Bensì vendetta.

Le accuse
Il trentenne era stato arrestato dalla polizia all'inizio del 2019. Gli agenti avevano dato esecuzione alla misura del gip Montefusco, su richiesta della dottoressa Chiara D'Orefice: violenze continue, quelle denunciate dalla vittima, andate avanti - sempre in base alle accuse - da molto tempo. Non solo soprusi, vessazioni e minacce, persino di morte: violenze anche fisiche.

Addirittura rapporti sessuali senza alcun consenso. Quando lui, di professione camionista, usciva di casa era per la donna (come raccontato agli agenti) un sollievo. Fino a che la donna non ha trovato il coraggio e ha raccontato tutta la storia fatta di violenze indicibili.

I messaggi WhatsApp
A supporto delle tesi della difesa del camionista, una corposa raccolta di prove documentali tra cui spicca quella dei messaggi WhatsApp. «È stato uno dei casi più complessi che ci siamo ritrovati ad affrontare - hanno sottolineato i legali dell'imputato, Grieco e Giammarco - Siamo davvero soddisfatti della scrupolosità con cui il collegio e il suo presidente, la dottoressa Perna, hanno esaminato il materiale probatorio.

Soprattutto per l'attenzione riposta sulle conversazioni WhatsApp tra i coniugi, prodotte da questa difesa: frasi amorevoli, ricerca continua e ossessiva di attenzioni da parte della compagna. Comportamenti, questi, assolutamente incompatibili con le violenze e le sopraffazioni che la donna ha dichiarato di subire da anni. Ma la soddisfazione maggiore sta nel fatto che dopo 10 mesi, il nostro cliente potrà finalmente riabbracciare i suoi figli minorenni».