Grande commozione ieri mattina nei locali adiacenti la chiesa di Sant'Antonio dove, alla presenza di decine di donne, del parroco, don Benedetto Minchella, dell'assessore ai Servizi sociali Luigi Maccaro, il vescovo della diocesi, Gerardo Antonazzo ha benedetto il luogo che offrirà supporto, ascolto e conforto alle donne vittime di abusi, violenze fisiche e psicologiche, ogni venerdì e sabato.

Lo sportello antiviolenza sarà gestito dall'associazione "Tutela i tuoi diritti" con l'avvocato civilista Roberta De Feo, l'avvocato penalista Maria Luisa Casale e la psicologa clinica dottoressa Enrica Vignola, le quali, grazie al sostegno e alla sensibilità di don Benedetto Minchella, daranno vita a uno spazio dedicato alle tante donne che necessitano di una risposta seria e adeguata alle sofferenze, alle violenze e alle mortificazioni subite.

Nel suo discorso il vescovo ha puntato l'attenzione su tre parole fondamentali: «Accoglienza, ascoltare e accompagnare: questo luogo sarà un punto di riferimento fisico, dove poter cercare e trovare qualcuno. A volte la violenza porta con se il virus della solitudine, ma qui, grazie a persone competenti e qualificate, ci saranno risposte e supporto.

Ascoltare, perché l'ascolto rompe il cerchio della solitudine e anche questa è una forma di liberazione e accompagnamento, un aspetto molto importante, perché è importante avere un aiuto in un percorso condiviso, un vero e proprio cammino, rompere il cerchio della solitudine è l'inizio di una radicale e profonda guarigione. E in questo passaggio il sostegno morale e spirituale è un valore aggiunto. Rilancio in questa occasione la volontà di realizzare qui una cittadella della carità, un'idea nata un paio di anni fa che non stiamo ancora riusciti a realizzare nonostante ci stiamo lavorando».

Entusiasta anche l'assessore Maccaro: «L'obiettivo che abbiamo è quello di creare una rete, un centro antiviolenza in ogni parrocchia, in ogni quartiere, vogliamo essere quanto più vicini alle persone. Come Comune siamo al fianco di queste esperienze, non c'è antitesi tra pubblico e privato, c'è la volontà di fare squadra, chiesa, terzo settore e istituzioni tutti intorno allo stesso tavolo.

C'è un regolamento da approvare per i rapporti tra i Comune e il sociale, prevenzione, violenza di genere, accoglienza e disagio legato a episodi di abusi. L'obiettivo è quello di dare vita a un tavolo tematico cuore di tutte le progettazioni. Bisogna uscire dai "recinti" e promuovere la cultura della piena realizzazione umana.

La parrocchia di Sant'Antonio è da sempre al lavoro con i piedi "nel fango", dimostrando grande sensibilità verso i temi sociali offrendo un innegabile supporto spirituale, una chiara vocazione al servizio per una chiesa a fianco delle persone. Un impegno che questo gruppo porta avanti con caparbietà. Questa collaborazione arriva dove le istituzioni spesso non sono in grado di arrivare perché le risorse non sono sufficienti ad offrire quello che serve. Ed è per questo che l'unione diventa la risposta vincente».

Ma l'intervento più accorato è proprio quello di Roberta De Feo che, ringraziando don Benedetto per aver accolto con così tanto entusiasmo e calore la sua proposta, si è volta alla platea presente: «Sono felice di poter continuare questo lavoro, questo territorio ne ha più bisogno di quanto si creda. Oggi vedo tante donne e tra queste ne vedo alcune che ora sorridono e questo vuol dire tanto», due lacrime hanno rigato il volto dell'avvocato, testimone di quanto dolore, quanto disagio e paura serpeggi anche nelle case della città martire.

Padrone di casa ineccepibile don Benedetto che ha fatto della chiesa di Sant'Antonio un vero e proprio faro per grandi e piccini, un luogo in cui crescere, trovare conforto e speranza.