Un muro di silenzio da abbattere e quel "grido" di dolore da trasportare nella società per accoglierlo. Una autocoscienza da far rinascere polverizzando quella sensazione di "normalità" che si imprime talvolta sulle donne maltrattate negli ambienti domestici, nella culla della famiglia, laddove il tepore dei rapporti non dovrebbe mai cedere il passo al gelo della solitudine. Un silenzio che diventa grido d'aiuto, per tutti. Nasce come sostegno 24 ore su 24 lo sportello anti-violenza nei locali messi a disposizione dalla parrocchia di Sant'Antonio a cura dell'associazione "Tutela i tuoi diritti" con l'avvocato familiarista Roberta De Feo, l'avvocato penalista Maria Luisa Casale e la psicologa clinica dottoressa Enrica Vignola, grazie al sostegno e alla sensibilità di don Benedetto Minchella. Proprio oggi il taglio del nastro.

Donne che aiutano altre donne. Un'iniziativa encomiabile. Che cosa vi ha spinto?
«Crediamo da sempre -risponde l'avvocato Roberta De Feo- che l'empatia, la confidenzialità e la solidarietà che si instaura tra donne possa rappresentare il punto di partenza per le tante vittime bisognose di ascolto e sostegno qualificato. Condividendo con l'altro il proprio vissuto, ci si sente meno sole e ci si rende conto di essere in tante a subire le conseguenze di un legame malsano. E, infatti, sin dalla nascita dell'associazione "Tutela i tuoi diritti" ci siamo sempre adoperate affinché le nostre utenti possano riappropriarsi di quella serenità negata dalle circostanze in cui versano imparando ad attribuire il giusto valore alla nuova vita che loro si prospetta».

Che tipo di situazione c'è nel Cassinate? Quali le casistiche?
«Siamo impegnate da anni nel settore dell'antiviolenza e su Cassino e zone limitrofe da oltre due anni. In questo periodo di attività nel Cassinate abbiamo accolto e ascoltato quasi 50 donne di età compresa tra i 22 ed i 55 anni. L'aspetto comune a tutte è la figura del maltrattante, che per lo più, è il partner o l'ex partner. La forma più comune di violenza è quella fisica poiché tutte le donne hanno riportato di essere state spintonate, strattonate e picchiate. In un caso più grave vi è stato un tentato strangolamento. Ma ogni schiaffo o pugno parte sempre da più lontano, attraverso la sottomissione e il controllo psicologico che rende molte donne inconsapevoli proprio di essere vittima. Forma di violenza in molti casi raccontata come abituale e quotidiana».

Che tipo di appello sente di fare alle donne che ancora non hanno "sfondato" il muro del silenzio?
«Le donne non scelgono di restare in silenzio ma lo fanno per paura di essere giudicate, per paura di dover subire ulteriori maltrattamenti o perché pensano di meritare quella condizione. Proprio a loro vogliamo dire che non raccontare il proprio dolore non potrà mai migliorare lo stato di sopraffazione in cui vivono. Per questo motivo ci proponiamo di infondere loro coraggio esortandole a raccontare le loro storie e facendo loro comprendere che non è quella la vita che meritano e che, al di fuori di quella gabbia dorata, vi è una realtà completamente diversa priva di offese, schiaffi e soprusi».

Ma non solo. L'attenzione va anche sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione. «Si parla tanto e quotidianamente di violenza ma spesso se ne parla ancora male definendola come emergenza e non come problematica culturale. Per questo motivo, comprendendo quanto sia importante parlare di violenza, soprattutto con i giovani, cogliamo l'occasione per renderci disponibili con gli istituti scolastici superiori della zona per continuare a organizzare incontri con gli alunni come già fatto durante questi anni».