Sarà effettuato la settimana entrante il sopralluogo della polizia all'interno del capannone andato a fuoco nell'area industriale di Frosinone. Vista la complessità della situazione, le difficoltà incontrate dal personale dei vigili del fuoco a entrare all'interno della struttura, a serio rischio di crollo, che hanno rallentato le operazioni di bonifica del sito, e anche il maltempo, la squadra mobile, per ora, ha provveduto a sequestrare i locali. L'attività per stabilire cosa sia accaduto nel capannone prosegue a tutto campo. Gli agenti della questura, diretti dal commissario capo Flavio Genovesi, sono infatti in attesa che i tecnici dei vigili del fuoco completino gli accertamenti e depositino la relazione.

Se, infatti, non sussistono dubbi da dove si sia propagato l'incendio, e cioè dalla Max Cezanne, occorrerà valutare con attenzione le cause che l'hanno scatenato. Il rogo, per inciso, è il terzo che si verifica, in pochi mesi nella zona, dopo quelli che hanno interessato, ad aprile, la Gelotrade e, a giugno, la Mecoris. Se non altro non si sono avute ricadute sulla già pesante situazione di inquinamento di Frosinone e della valle del Sacco in genere. Tuttavia, la preoccupazione dei cittadini è stata tanta anche solo per via di quella nuvola di fumo che si è alzata dal capannone.

Le misurazioni dell'Arpa Lazio per verificare l'eventuale presenza in aria di sostanze inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici e diossine, effettuate nelle giornate del 2 e del 3 novembre (quelle più critiche) hanno rilevato valori inferiori a quelli indicati dall'Oms per l'ambiente urbano. I vigili del fuoco sono subito intervenuti ma hanno impiegato tre giorni buoni prima di domare gli ultimi focolai che hanno rimaneva attivi sotto la merce che è bruciata (per lo più pellame, plastica, gomma e carta). Un'inchiesta, nel frattempo, è stata subito aperta.