Incidente mortale di Paolo Trillò, il giovane finito sotto processo presenta istanza di revisione in Cassazione. A carico del trentenne si era pronunciato il tribunale di Frosinone con una condanna a quattro mesi, pena sospesa. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione. Ora, però, il conducente dell'Alfa Romeo attraverso il suo avvocato Salvatore Coletta ha presentato istanza di revisione dei fatti alla Corte di Cassazione per poter «rivalutare l'elemento oggettivo e non soggettivo della colpa». In sostanza, il trentenne condannato per la morte dell'imprenditore pontecorvese sottolinea che il tragico incidente non venne causato da una condotta colposa, ma da una tragica fatalità: un problema a una gomma della sua auto (un'Alfa Romeo 147) che determinò la perdita di controllo della vettura. Quarantatré secondi (che separarono i due sinistri) in cui sarebbe riuscito a uscire dall'auto, cercando di segnalare l'ostacolo prima del tragico impatto della Musa di Trillò.

L'incidente 
L'incidente avvenne il 21 aprile del 2011 sulle corsie dell'A1. In quel giorno infausto, sulle corsie autostradali si registrarono due incidenti mortali: il primo, quello che coinvolse l'allora consigliere comunale della città fluviale (quattro in tutto i mezzi coinvolti). Il secondo, sulla Palermo-Catania, in provincia di Enna: il bilancio fu di un morto e tre feriti gravi. Il sinistro mortale in cui perse la vita Trillò sconvolse non solo la città fluviale ma tutta la provincia: l'imprenditore pontecorvese era un politico particolarmente attivo. L'uomo era di ritorno da Milano dove si era recato in aereo, come venne ricostruito allora dalla polizia stradale della Sottosezione di Cassino. Aveva da poco ripreso l'auto a Fiumicino e stava tornando a Pontecorvo.

I soccorsi furono tempestivi ma per lui non ci fu nulla da fare. A carico del ragazzo alla guida dell'Alfa Romeo (incensurato) che per primo cercò di soccorrerlo, venne invece aperto un processo per omicidio colposo, visto che quello stradale è stato introdotto molto tempo dopo. Dopo tutti questi anni, e tre sentenze, il trentenne chiede una revisione affinché venga valutata e accolta la sua istanza e venga fatta luce sui fatti.