"Welcome to Italy", proseguono i sequestri preventivi da parte degli inquirenti per raggiungere la somma di tre milioni di euro indicata dalla procura. Per questo polizia e finanza stanno continuando a spulciare i conti correnti e ogni deposito bancario di proprietà degli indagati, venticinque in tutto. E non si esclude, se la richiesta non dovesse essere soddisfatta in Italia, che gli inquirenti possano ipotizzare l'esistenza - e dunque cercare - eventuali conti all'estero, ovviamente in lontani paradisi fiscali.

Ma, al momento, si "gioca" in casa. E sotto la lente restano i conti personali e quelli delle società cooperative coinvolte. I militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Cassino, guidati dal colonnello Rapuano, insieme agli agenti del vice questore Mascia, stanno infatti proseguendo nelle attività già indicate nelle richieste del procuratore D'Emmanuele e del dottor Mattei: procedere nel «sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di beni pari a tre milioni di euro» secondo un ordine ben preciso. Prima le somme, poi i beni immobili e infine quelli mobili registrati.

Se, rispettati questi step, non dovesse essere satura la richiesta delle operazioni di sequestro preventivo, allora potrebbe essere valutata la possibilità di guardare oltre, scavando per cercare l'esistenza anche di ipotetici conti all'estero. Ma questo è tutto da vedere.

L'inchiesta aperta sulla gestione dell'accoglienza dei richiedenti asilo a Cassino e nel Cassinate ha portato - lo ricordiamo - all'iscrizione nel registro degli indagati di venticinque persone per reati che vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di dipendenti pubblici alla truffa ai danni dello Stato.

Nell'ambito delle complesse indagini è stata acquisita documentazione contabile ed extracontabile che avrebbe permesso di individuare «comportamenti ritenuti illeciti nelle gestione sia del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che in quello dei centri d'accoglienza straordinari (Cas) gestiti dalle prefetture».