L'emergenza non può attendere un minuto di più. Perché non è banale, piuttosto mina la stabilità produttiva degli agricoltori e la pubblica incolumità senza che ci siano fattori di prevedibilità. Parliamo dei cinghiali che stanno devastando le colture di tutto un territorio, da Cassino alla valle dei santi fino ai confini con la Campania, e che - al contempo - provocano incidenti su ogni tipologia di strada.

Spesso sono innocui "visitatori" del centro urbano, intere famiglie che scendono dal sacro monte e arrivano lungo via Enrico De Nicola, nell'area delle sorgenti del Gari e qualche volta si spingono pure tra i negozi che "lambiscono" piazza Labriola. Guadagnano una foto da parte dei curiosi ben distanti e una valanga di commenti social ma pure il terrore di chi se li ritrova davanti. Ben più spesso distruggono campi coltivati e fanno sfumare raccolti e guadagni.

«Gli addetti parlano anche di un 70 per cento di raccolto di mais perduto», continua a dire il sindaco Enzo Salera che ha - di recente - riunito la consulta del Cassinate e ha affrontato la problematica. Tutti i "colleghi" hanno avuto storie da raccontare per comporre il puzzle dell'emergenza.

E, seduti intorno a un "tavolo", hanno deciso di chiederne la convocazione di un altro. La proposta è quella di una riunione tecnica con la Regione Lazio, con le associazioni venatoria e con l'Atc. Le richieste? Le spiega lo stesso Salera: «Vorremmo chiedere un intervento sul prolungamento del calendario venatorio per il prossimo anno, con anticipazione al 15 ottobre anzichè al 2 novembre;

l'autorizzazione alla caccia selettiva anche nei periodi di chiusura della stagione e, una deroga per la sola caccia al cinghiale nell'area del monumento naturale o, comunque, nelle zone dove ci sono i divieti». Un tavolo tecnico urgente al pari del problema. Ci sono zone del territorio dove gli animali entrano anche nei giardini delle abitazioni provocando danni. «Abbiamo il dovere di recepire le preoccupazioni dei cittadini e di attivarci per risolvere l'emergenza».