Nella città di Vittorio De Sica, manca un cinema. Sono anni che la città è orfana di una sala. In tante occasioni è stato chiesto alle diverse amministrazioni comunali di adoperarsi per la nascita di uno spazio dedicato al grande schermo.
Niente di fatto. La città del grande attore e regista resta senza cinema. Gli addetti ai lavori, e non solo questi, gridano allo scandalo. Sulla questione il regista Tiziano Rea ha le idee chiare.

«Le opportunità perse sono molte, troppe - dice il giovane regista -. A Sora siamo circa 26.000 abitanti, se solo lo 0,5% fosse disposto ad andare al cinema proviamo a immaginare quanti soldi abbiamo disperso negli ultimi trent'anni andando a Isola del Liri, ad Avezzano o a Frosinone. Sul piano culturale poi i danni sono incalcolabili: il cinema inteso come "necessità culturale" va oltre l'esigenza commerciale di un esercente, il cinema è cultura, è musica, teatro, fotografia, informatica.
E poi il nostro retaggio è indissolubilmente legato al cinema per il tramite di Vittorio De Sica, di Antonio Valente, ma anche in tempi più recenti mi viene in mente mio fratello, i figli del professor Antonio Mantova».

Tiziano Rea aggiunge: «Negli anni sono state allestite molte iniziative per riattivare il cinema come "Donne in celluloide" o, in tempi più recenti, la "Mostra De Sica". Se però non abbiamo ancora una sala dobbiamo concludere che non è abbastanza oppure che dobbiamo impegnarci ancora». Il regista ha lanciato il suo appello sui social. Con un sondaggio: «Da parte della gente il riscontro è stato superiore alle aspettative. Certo, porre a bruciapelo la domanda "vuoi il cinema a Sora?" implica il dover fare la tara con l'aspetto demagogico della domanda; resta però la certezza che abbiamo davanti una necessità culturale da colmare.

La politica ha fatto sicuramente qualcosa, penso alla "Cineteca De Sica", a molte iniziative come la piazza dedicata a De Sica e a diverse mostre. Forse quello che manca è una vera e propria task force che dialoghi direttamente con il sindaco e l'assessore al ramo, un po' come si era cominciato a fare circa due anni fa. Ma qualcosa va fatto subito, non possiamo più aspettare».