La fusione tra Fca e Peugeot è realtà. I Cda della casa automobilistica italo-america e di quella francesca hanno dato il via libera. Nessuno "scherzetto", nella notte di Halloween. Ma, da quel che prospettano le due società, un bel "dolcetto". Ieri mattina un comunicato congiunto di Fca e Psa ha confermato che i due gruppi «progettano di unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile».

E ora la speranza del territorio è una sola: uscire dalla lunga agonia di questi anni. E rimettersi in... moto, grazie a uno stabilimento da sempre il "gioiello" del gruppo. 

La lettera ai dipendenti
Poi, nel pomeriggio, Fca ha dato l'ufficialità a tutti i dipendenti con una lettera a firma di Mike Manley nella quale arrivano rassicurazioni anche per Cassino sul fatto che non ci sarà la chiusura di alcun sito produttivo in Italia: «Diventando un unico gruppo, saremmo in grado di generare una crescita di valore significativa, producendo circa 3,7 miliardi di euro di sinergie run-rate stimate all'anno, derivanti da efficienze negli investimenti grazie alla condivisione di piattaforme, motori e tecnologie, e da un maggiore potere d'acquisto. Queste sinergie non sono basate sulla chiusura di impianti.

La fusione proposta va oltre i numeri e le sinergie. Intendiamo unire due aziende con la stessa visione, lo stesso livello di apertura e fiducia l'uno nell'altro». E sempre nella missiva si legge che «l'unione delle nostre attività darebbe vita al 4° più grande gruppo automobilistico mondiale. Fca è il frutto della nostra capacità di trasformare le differenze in punti di forza, abbracciare la sfida della diversità e puntare insieme verso i risultati. L'unione che abbiamo in mente con Groupe Psa si baserà su questo successo».

Sos Alfa Romeo
Gli effetti della fusione si vedranno solo a lungo termine e si potrà effettivamente verificare se le nozze saranno o meno positive per Cassino. Ma intanto ieri sul sito aziendale di Alfa Romeo - che ha il suo cuore pulsante nella fabbrica ai piedi dell'abbazia - sono state pubblicate le slide per la conference call sui conti del terzo trimestre, e il nuovo piano del Biscione al 2022 non include alcuni dei modelli che più avevano entusiasmato gli appassionati del marchio milanese, tra cui la Giulietta. Eppure per il 2022, il portafoglio prodotti avrebbe dovuto includere la Giulietta restyling, una Suv compatta per il segmento C, la Giulia, la Stelvio, una Suv di segmento E, la Gtv e la 8C.

Ora il piano è stato rivisto e ha lasciato per strada delle vittime illustri: tre modelli sui quali si concentravano molte aspettative, non tanto forse sui volumi di vendita, quanto sul contributo alla ricostruzione dell'immagine premium del marchio. Il nuovo programma cita per il 2020 l'arrivo degli attesi restyling della Giulia e della Stelvio ma spariscono la Giulietta, i modelli sportivi e il veicolo a ruote alte che avrebbe dovuto posizionarsi sopra la Stelvio. Nelle slide si parla esplicitamente di un piano prodotti per il Biscione razionalizzato e di riduzione degli investimenti.

Garantire l'occupazione
Se da un lato si pensa che l'operazione vada a rafforzare il gruppo Fca e, di conseguenza anche la fabbrica pedemontana e tutto l'indotto collegato, dall'altro si teme per l'occupazione. Per questo sulla questione è intervenuto anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha spiegato: «È un'operazione di mercato, non posso giudicare l'accordo ma quello che preme al Governo è che sia assicurato il livello di produzione e quello di occupazione in Italia e quindi la continuità aziendale».