Tante coltellate scagliate una dopo l'altra, con quella arrivata al collo della vittima che sarebbe stata fatale.  È morto così l'avvocato di Anzio Giuseppe Cardoselli, assassinato martedì sera dall'ex compagna Mioara Bascoveanu all'interno del suo studio professionale in via Ardeatina. Un delitto efferato, per il quale ha subito ammesso le proprie responsabilità la donna, salvo poi trincerarsi dietro a un silenzio in attesa di poter parlare col proprio avvocato.

Fendenti in serie
Stando alle prime ricostruzioni effettuate dai carabinieri della Compagnia di Anzio - guidati dal maggiore Lorenzo Buschittari - e coordinate dalla Procura della Repubblica di Velletri, la 38enne romena ha raggiunto lo studio dell'ex partner 57enne alle 19 circa. Con sé aveva un grosso coltello da cucina, con la lama lunga venti centimetri, brandito subito dopo l'ingresso nello studio dell'uomo e conficcato sul corpo dell'ex per decine di volte.

Al momento, si sta cercando di capire se l'azione sia stata premeditata oppure se si sia trattato di un delitto d'impeto: fatto sta che l'omicidio risulta essere l'epilogo di anni difficili nella vita dell'uomo e della donna.

La sequela di denunce
Prima dell'assassinio, infatti, le liti tra i due ex compagni pare fossero quasi quotidiane. Al centro del contendere, oltre alle "classiche" motivazioni legate a una storia finita ormai da anni, c'era l'affidamento delle due bambine della coppia, di cinque e nove anni, che vivevano insieme al padre. Molto probabilmente la donna non tollerava questo stato di cose e, per più volte, pare avesse "perseguitato" l'ex partner.

Cardoselli, da par suo, nel corso del tempo ha presentato decine di denunce per minacce, ingiurie e vessazioni, con la donna che lo aveva contro querelato più volte. Mai, però, erano arrivate misure restrittive: la sensazione lasciava intendere beghe familiari, anche piuttosto accese, ma in pochi si sarebbero immaginati un epilogo così efferato.

Tra confessioni e silenzi
Ciò che ha scosso - e non poco - la popolazione di Anzio è stato l'atteggiamento tenuto dalla donna dopo il delitto. «Venite in via Ardeatina, ho ucciso il mio ex» avrebbe detto nella telefonata fatta al 112, con un'ambulanza e una pattuglia dei carabinieri della vicina Stazione che hanno subito raggiunto il luogo del delitto.

Una volta sul posto, gli investigatori l'hanno trovata con le mani insanguinate, i vestiti sporchi e in possesso dell'arma del delitto: di conseguenza, l'hanno subito fermata e portata in caserma, mentre l'area veniva circoscritta. All'interno dello studio, il corpo di Cardoselli era adagiato su un lago di sangue: le tracce ematiche, tra l'altro, erano ovunque e il medico legale riuscirà a capire bene quante siano state le coltellate inferte dalla donna solo a margine dell'autopsia.

Chiaramente, anche l'arma del delitto è stata sequestrata, così come sono stati apposti i sigilli al locale ed è stata portata via con un carro attrezzi l'auto dell'uomo. In caserma la donna è apparsa collaborativa, anche se in stato di choc: poi, davanti al sostituto procuratore Diana Russo, titolare dell'inchiesta, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, trincerandosi dietro al silenzio in attesa dell'arrivo del proprio avvocato. Infine, un'auto dei carabinieri l'ha tradotta, in stato di arresto, nel carcere femminile di Rebibbia, a Roma: è qui che nei prossimi giorni sarà interrogata dal gip.

Nella notte, poi, anche i parenti di Cardoselli sono stati ascoltati dai carabinieri: il tutto mentre il corpo dell'uomo veniva rimosso dalla polizia mortuaria e portato all'obitorio dell'ospedale romano di Tor Vergata, dove nelle prossime ore sarà effettuata l'autopsia al fine di chiarire ancora meglio le fasi precedenti al decesso dell'avvocato di Anzio.

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