«Mia figlia è innocente. Ci metto le mani sul fuoco. Ogni volta che vado in carcere a Roma, ogni volta che la sento, mi chiede di lui. Mi domanda se vado al cimitero, se mi preoccupo di fargli dire una messa. Una mamma che uccide il suo bambino non può avere tutto questo amore. Ne sono convinta». A parlare, alla presenza dell'avvocato Alberto Scerbo (che rappresenterà lei e il figlio come parti civili nel procedimento) a poche ore dalla decisione del giudice che ha stabilito l'inizio del processo per Donatella Di Bona e per Nicola Feroleto i genitori del piccolo Gabriel, accusati di omicidio volontario aggravato e per questo arrestati poco dopo il delitto è la mamma di Donatella, la signora Rocca. Tre figli - uno a San Donato con gli zii e una vita fatta di duro lavoro per tirare su la famiglia. Da un giorno all'altro è stata scaraventata in un inferno: non ha più il suo adorato nipotino, non ha più sua figlia che è in carcere né la sua casa in via Volla né la quotidianità di una vita difficile ma dignitosa. Ma, soprattutto, deve fare i conti con una verità amara: Gabriel non tornerà più.

«Non ci mancava nulla. Davvero. A volte non pranzavo neppure, un pezzo di pane e via: mi spostavo per fare le pulizie.
Ma non faceva nulla - ha ribadito Rocca -. Mio nipote era la mia gioia. Stava con me, mangiavamo insieme. Anche in quel terribile giorno aveva mangiato la pasta e le polpette dal mio piatto». Poi guarda il figlio Luciano e aggiunge: «Giocava sempre con lo zio, per lui moriva: è stato davvero un brutto colpo. Mi manca, ci manca ogni giorno. Più il tempo passa, più sento la sua mancanza». «Donatella lo sogna spesso. È molto provata. E ha paura. Non parla. Forse è preoccupata per noi» aggiunge Rocca, che non alza mai i toni, neppure quando ricorda quel pomeriggio terribile.

Quando con la mente torna al 27 aprile scorso, non riesce a trattenere le lacrime: riaffiorano i flashback di quella vita insieme, quegli abbracci, quelle risate squillanti e piene di vita. Poi ricostruisce il legame tra Donatella e Nicola, un rapporto difficile. «Non sapevo che Donatella fosse incinta. Quando aspettava Gabriel è rimasta a San Donato per nove mesi. Mi impedirono di andare, lei era completamente dipendente» ha spiegato. Poi ha aggiunto: «Donatella era molto innamorata di Nicola. E faceva ciò che lui diceva. Lui veniva a casa, la aspettava, poi uscivano a volte con Gabriel. Altre volte lo tenevo io. Mia figlia amava il suo bambino. Non avrebbe mai potuto fargli del male». Ma allora, perché quella confessione? Perché quelle versioni rese ai carabinieri e poi ritrattate? «Credo per paura, solo questo penso» ha aggiunto Rocca.

Quell'immagine indelebile
«Occhi chiusi, bocca aperta. Ho capito subito che qualcosa di brutto era accaduto racconta Io ho iniziato a strillare, ho chiesto aiuto. Non ho creduto neppure per un momento che fosse stato investito. Poi i medici, i lunghi tentativi di rianimarlo.
Quando hanno messo il telo bianco, attorno al bambino, ho capito» ha continuatoa raccontarenonnaRocca chesi è sempre rimboccata le maniche e ha provveduto a gestire la famiglia per non far mancare loro nulla. Da quel terribile momento in poi, la comunità di Piedimonte così come il Comune l'hanno aiutata con beni di prima necessità dimostrando una solidarietà concreta, oltre che una vicinanza spirituale. A breve l'avvocato Alberto Scerbo presenterà istanza di dissequestro dell'abitazione in via Volla. Così Rocca e suo figlio Luciano potranno tornare a casa (ora vivono in affitto). «Non sarà più la stessa cosa, lo so. Ma almeno torniamo a casa».