Richiedenti asilo in città, un arrivo capace di scatenare una bufera politica che investe la maggioranza. Dopo i tam tam che risuonavano ormai da qualche tempo, durante lo scorso weekend un numero piuttosto esiguo di immigrati (si tratterebbe di tre nuclei familiari con bambini al seguito) è sbarcato in via della Sanità, insediandosi nel fabbricato dei Padri Vocazionisti, un tempo collegio per giovani privi di sostentamento familiare.

L'edificio, dall'aspetto trasandato se non addirittura fatiscente, è al centro di una diatriba autorizzativa relativa agli aspetti sanitari ed urbanistici, affatto risolta. Appena il 24 ottobre scorso il dirigente del settore urbanistico, l'architetto Vincenzo Maia, aveva inviato una pec al Distretto A della Asl per richiedere un "opportuno sopralluogo mirato a verificare il sussistere delle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità dei locali, ai sensi dell'art 24 DPR 380/01, condizioni più volte dichiarate dalla società comodataria e dal tecnico in fase di presentazione della Scia per agibilità ma non verificate in sede di sopralluogo".

Quanto sopra "nelle more dei termini di sospensione del provvedimento (di diniego alla Scia) che scadranno in data 12 novembre 2019, al fine di tutelare la salute e il benessere dei futuri occupanti". Come se niente fosse, gli ospiti sono arrivati e, nel corso della recente seduta di giunta comunale, una parentesi sarebbe stata dedicata al problema, viste le posizioni diverse se non distanti all'interno dell'amministrazione.

Il vice sindaco Vittorio D'Ercole, sentendosi assediato dalle opposizioni che quasi lo dileggiano per un comportamento a dire di Casapound e di altri stridente con quello del suo partito, la Lega, ha rotto gli indugi dichiarando l'inagibilità dei locali e invitando gli uffici preposti ad agire di conseguenza.

Non sono pochi gli ipocriti che, imitando Pilato, rinviano tutto alla Prefettura, addebitando ai rappresentanti locali del Governo le scelte in materia. I Cas, centri di accoglienza straordinaria, sopperiscono alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Ad Anagni, esiste questa emergenza? E rispetto ai tecnici che dichiarano situazioni non corrispondenti alla realtà si usa la stessa misura?