Sequestro di persona al vescovado, è stato interrogato dal giudice e ha respinto le accuse che gli vengono mosse. È il ghanese di 26 anni accusato di sequestro di persona, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

L'uomo, attualmente detenuto nel carcere di Frosinone, è accusato di aver inscenato una clamorosa protesta per l'interruzione del pocket money, ovvero i 2,5 euro che gli venivano dati per poter provvedere al proprio mantenimento. Il giovane al quale era stato rifiutato l'asilo, ha raccontato la sua storia. Ha spiegato di esser scappato dal Ghana dopo che, in una rissa, per difendersi, con una bottiglia ha prima ferito e poi ucciso una persona. Temendo che i familiari della vittima volessero ucciderlo ha richiesto l'asilo che, però, gli è stato negato. Quindi dopo lo stop al pocket money ha inscenato la protesta davanti alla Curia.

Secondo l'accusa dopo aver provveduto a chiudere il cancello e a posizionare davanti alcuni cassonetti dell'immondizia avrebbe detto "qui non esce nessuno se non mi date i soldi". L'uomo contestava che il provvedimento di revoca del pocket money non gli era stato tradotto in inglese. Davanti al giudice Antonello Bracaglia Morante dove è sotto processo con il rito abbreviato (ed è difeso dall'avvocato Luigi Tozzi) ha negato di aver chiuso l'uscita dicendo di essersi solo posizionato davanti. L'udienza è stata aggiornata.