"Welcome to Italy", l'indagine sull'accoglienza e la gestione dei migranti che ha visto coinvolti numerosi personaggi noti del territorio, tiene banco in tutta la città.

Un vero terremoto che si è abbattuto anche sul mondo politico, oltre che sociale. Qualcuno chiede, altri rispondono, ma di certo c'è solo tutto il materiale raccolto nel corso delle indagini dagli inquirenti. L'indagine svolta dal procuratore D'Emmanuele e dal sostituto Mattei parte nel 2016.

Lo spunto: un articolo e alcune segnalazioni di migranti che avevano osato protestare. Un'attività lunghissima e complessa, fatta di sequestri documentali, telematici e intercettazioni. Oltre a controlli a tappeto nelle coop. Nella prima fase, spiega il procuratore, erano state richieste sei misure di custodia cautelare in carcere e quattro ai domiciliari.

«Il gip, pur avendo valutato come grave il quadro indiziario, ha ritenuto che le esigenze cautelari possono essere state soddisfatte con lo strumento applicato. Evidentemente, il tempo "attenua" alcuni aspetti: quando allora sono stati affrontati dalla Procura, avevano uno spessore cautelare molto più significativo» non nascondendo il riferimento alla situazione di evidente difficoltà che vive la realtà giudiziaria di Cassino.

Ma neppure la soddisfazione di aver tenuto per la prima volta la conferenza nella sede di via San Marco. Un plauso, con un inatteso intervento del sostituto Mattei, è stato fatto all'ottimo lavoro degli operanti, sia del Gruppo di Cassino, guidato dal colonnello Rapuano, sia del Commissariato, agli ordini del comandante Mascia e al suo predecessore Tocco.

«Voglio ringraziare nello specifico chi ha analizzato una "stanza di faldoni" per mettere insieme gli elementi: i luogotenenti Giacomobono, Sciaudone, Ivo della Finanza; la squadra informativa della Polizia guidata dal sostituto commissario Pittiglio, con il sovraintendente capo Di Salvo e gli assistenti capo Vessella, Fierimonte e Arpino. Un lavoro di squadra unico».