Sono ancora gli espropri a dettare l'agenda politico-economica dell'amministrazione atinate. L'ultima tegola sulle già esili finanze del Comune arriva con la sentenza del Tar di Latina che ha deciso sugli espropri dei terreni della famiglia Tutinelli. Nella sentenza il Tar, dopo aver ripercorso la storia degli espropri, rileva le illegittimità riscontrate negli atti a suo tempo emessi dal Comune e lo condanna a "cessare la situazione di antigiuridicità creata, tramite la decisione se adottare o meno il provvedimento di acquisizione non retroattiva, con l'avviso che, ove l'amministrazione civica decida di non emanarlo, sarà comunque tenuta a restituire ai ricorrenti i terreni di cui è causa" e"assegna al Comune di Atina un termine di 60 giorni, a decorrere dalla notifica della sentenza, al fine di deliberare l'eventuale adozione del provvedimento".

Quindi la parte più temuta dalle casse comunali con cui la sentenza "condanna il Comune di Atina al risarcimento del danno da occupazione illegittima". Da qualche mese palazzo Ducale è destinatario di sentenze su espropri effettuati negli anni passati con cui viene condannato a rifondere i danni causati ai proprietari. Questo della famiglia Tutinelli non è che l'ultimo in ordine di tempo e riguarda terreni ubicati nella frazione di Ponte Melfa sui quali, negli anni dal 1970 in avanti, le varie amministrazioni hanno realizzato svariate opere pubbliche: scuole, strade e uffici.

Il primo in elenco è un terreno di "superficie non esattamente quantificabile, per la costruzione della strada comunale "Colle Alto Miniera di ferro", come da citazione per biglietto numero 21 del 30 settembre 1967", segue un altro "sul quale fu realizzata la strada di accesso alla scuola elementare in località Ponte Melfa, giusto decreto di occupazione d'urgenza del 22 dicembre 1971" e poi, altri terreni occupati nel 1972, ‘73, ‘74, ‘75, ‘76, 1983 e '84. Quindi la sentenza ripercorre la storia giudiziaria degli espropri dalla cui lettura emergono fondati alcuni rilievi mossi dai difensori del Comune. Ora la palla passa all'amministrazione comunale che dovrà decidere quali azioni intraprendere soprattutto per allontanare "il risarcimento del danno da occupazione illegittima.