Atina ha deciso: ricorrerà in Cassazione. Si tratta della vicenda giudiziaria che vede il comune di Atina contro due cittadini i quali chiesero a suo tempo fosse pagato loro l'esproprio dei terreni che nel 1990 l'allora amministrazione atinate utilizzò per edificare un serbatoio idrico sulla collina di Santo Stefano situata alle spalle del centro storico.

La vicenda si innesta nell'ennesimo pagamento imposto dall'autorità giudiziaria riguardante l'annosa questione degli espropri di terreni eseguiti ma non pagati. Quella striscia di terra fu occupata d'urgenza nel 1990 per realizzarvi una strada di servizio da utilizzare per la costruzione del serbatoio del nuovo acquedotto della città: secondo il Comune furono utilizzati 1.775 metri quadrati, secondo una perizia del tribunale di Cassino, 1.824.

Ecco un riassunto degli ultimi fatti. A metà dello scorso luglio la Corte d'Appello di Roma ha dato ragione ai proprietari, i signori A. e F.D.P., ordinando al Comune di pagare circa 300.000 euro tra indennizzo legato al valore del bene, indennità di occupazione dal 1990 al 2017, danno non patrimoniale, spese legali e quelle del consulente d'ufficio. Prima era stato il Tar di Latina che si pronunciò con la sentenza che accoglieva il ricorso dei proprietari del terreno e condannava il Comune a restituire il suolo oggetto del contendere ripristinandolo come era nel 1990 e, in più, a risarcire il danno che una perizia presentata al tribunale di Cassino quantificava in poco più di 44.000 euro.

Ma nel dispositivo della sentenza del Tar di Latina era scritto anche che il Comune di Atina poteva adottare le determinazioni contenute nel Dpr 327 del 2001 (come sanare l'occupazione illegittima quantificandone l'eventuale danno), anche perché la strada è ormai una necessità ineludibile essendo un bene di interesse pubblico risultando l'unica via di accesso al serbatoio.

Ancora prima il caso fu discusso dal tribunale di Cassino: che decise per un indennizzo di 2350 euro, notevolmente più basso di quello riconosciuto dalla Corte d'Appello di Roma.
Ora le carte alla Cassazione, ultima speranza per le casse comunali di salvarsi da un altro salasso. Il comune di Atina ha già dato l'incarico a un legale di fiducia.