Coltivatori in ginocchio a causa delle razzie dei cinghiali, in molti gettano la spugna. Ieri mattina alcuni imprenditori agricoli, tra i più organizzati del territorio, hanno espresso rabbia ed amarezza, soprattutto perché consapevoli di poter offrire un prodotto all'avanguardia, di qualità superiore, decimato dalle scorribande notturne degli animali la cui presenza sembra rafforzata dal contributo assurdo di alcuni.

«La qualità del nostro granturco è di gran lunga superiore a quella offerta dalla concorrenza, e - affermano con un sorriso ironico e amaro allo stesso tempo - anche perché non lo attestano solamente i cinghiali che ne sono ghiotti!». I giovani del settore, testimoni di un ricambio generazionale foriero di ottimismo e speranza sono soddisfatti per «i terreni ben tenuti dai nostri genitori, curati e suddivisi razionalmente», gratificati dalla possibilità di irrigazione «offerta dal Consorzio di Bonifica; acqua in quantità fornita con criteri moderni ed efficienti, e soprattutto cristallina, un'acqua che i risultati delle analisi confermano addirittura potabile».

Il Consorzio di Bonifica, con i suoi 190 chilometri di condotta interrata alimentata dai 9 pozzi in concessione demaniale che "pescano" tutti ad oltre 100 metri di profondità, garantisce infatti la fornitura idrica ad uso irriguo attraverso l'inserimento di schede prepagate nei numerosi speciali contatori sparsi nelle campagne.

Il costo dell'acqua è di appena 15 centesimi di euro per metro cubo, e nonostante questo diversi coltivatori ne prelevano per oltre 1.000 euro al mese di media. Un lavoro faticoso ed impegnativo che dà la soddisfazione di un prodotto ricercato e conteso.

Ma, purtroppo, messo in serio pericolo dalle centinaia di cinghiali che ogni notte scendono dalle colline sopra Tufano invadendo i campi e letteralmente distruggendoli. L'amarezza di aver constatato che qualcuno, col pretesto della caccia, libera esemplari che si riproducono in maniera incredibile (anche 3 o 4 volte l'anno), aggiunge costernazione alla rabbia. E la regolazione della caccia non sembra tenere in debito conto le esigenze dei coltivatori e dei cittadini in generale. Qualcuno s'è già arreso, e se non si attivano provvedimenti seri ed immediati, la Valle del Sacco si trasformerà nella desolazione tanto cara ai disfattisti di professione.