La procura si è espressa. In quella richiesta formalizzata al gip, che qualcuno aveva già ipotizzato, tutta la volontà di arrivare quanto prima a processo. E fare finalmente luce sull'atroce delitto di via Volla: l'omicidio di Gabriel Feroleto. Ad avanzare la richiesta di un rito immediato - che bypassa così l'udienza preliminare, possibile quando c'è l'evidenza della prova e quando l'indagato si trovi sottoposto a una misura di custodia cautelare - è stata la dottoressa Valentina Maisto, titolare della difficile inchiesta. 
Ora, come previsto dalla legge, il giudice dovrà emettere il decreto che dispone l'immediato, oppure rigettare la richiesta avanzata dal pm entro cinque giorni.

Si gioca a carte scoperte
I passaggi temporali appaiono molto chiari: il processo è vicino. E in un caso tanto delicato, solo il dibattimento potrà offrire la giusta sede per mettere ogni tassello al proprio posto.

Donatella Di Bona e Nicola Feroleto, i genitori della piccola vittima, restano in carcere con la pesantissima accusa di omicidio volontario aggravato. Per la procura sarebbero proprio i due genitori ad aver ucciso il piccolo, forse perché piangeva, a un passo da casa. In quel campo dell'orrore - a pochi metri dall'abitazione di Gabriel - il 17 aprile scorso si sarebbe consumata la violenza.

Dalle primissime indiscrezioni trapelate subito dopo l'autopsia, il bambino sarebbe stato soffocato, forse "colpevole" di aver interrotto un momento di intimità tra gli indagati. Ma le accuse reciproche, le ricostruzioni cambiate più e più volte, gli alibi creati ad hoc non hanno reso facile il lavoro degli inquirenti. Donatella confessa, ritratta, accusa Nicola. Nicola nega fino alla fine ma, come ricostruito dai carabinieri, prova a creare un falso alibi in quella fascia temporale in cui Gabriel, presumibilmente, trovava la morte.

Le difese non concordano: quella di Nicola - rappresentato dall'avvocato Luigi D'Anna e dalla criminologa Bruzzone - ribadiscono che Nicola, in quel campo, non c'era neppure. E a sostegno delle loro tesi puntellano la consulenza della biologa forense Sacchi. Anche le difese di Donatella, gli avvocati Prospero e Cucchi, con il criminologo Lavorino, smentiscono. Chiedono una perizia psichiatrica, negata in questa fase. E si preparano alla battaglia. Mentre i carabinieri sondano persino il cellulare dello zio di Gabriel. La verità è vicina.