ramadan, quando i musulmani rompono il digiuno del mese sacro all'Islam, c'era anche il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico. Insieme a lui anche il questore, autorità di polizia, il sindaco, personaggi istituzionali e tanti semplici cittadini.
A testimonianza del legame esistente tra le due comunità, quella cristiana e quella islamica. Ecco allora che, in piena polemica per il caso della moschea a Frosinone, assumono importanza le parole pronunciate del vescovo durante una pausa del sinodo per l'Amazzonia in corso di svolgimento a Roma. Tanto più che, secondo alcune indiscrezioni, scottati dagli infiniti ostacoli al progetto di viale America Latina alcuni esponenti della comunità islamica si sarebbero orientando o per un sito alternativo o, come ipotizzato già nell'edizione di ieri, di spostarsi nell'altro grande centro della provincia, ovvero a Cassino. In questo secondo caso l'idea sarebbe nata con una raccolta di fondi in modo da mettere da parte le risorse necessarie all'acquisto di un terreno dove edificare la moschea.

L'intervista
«Aiutare oggi una comunità tranquilla come la comunità islamica di Frosinone è prevenire l'inserimento di elementi che possono creare opposizione. È aiutare la convivenza», afferma monsignor Spreafico. Che poi vuole fare un distinguo tra la storica comunità musulmana ciociara e gli immigrati di recente arrivo. «La comunità islamica, penso a quella marocchina, è di antica presenza qui a Frosinone. È un'emigrazione tranquilla e che non ha mai dato fastidio. Alcuni fanno anche i mediatori culturali alla Caritas. Un altro conto sono gli immigrati arrivati qui negli ultimi tempi».

No alle polemiche
Il vescovo è conscio che l'argomento è caldo e che ha destato forti prese di posizioni contrarie all'insediamento di una moschea in un quartiere residenziale come viale America Latina. «I motivi per far polemica ci sono sempre dice La polemica è il modo di vivere di oggi. Però, i problemi vanno affrontati, altrimenti restano senza soluzione».

Trovare l'intesa
Sedersi a un tavolo potrebbe essere l'idea per superare l'impasse. «Se è un problema di ordine urbanistico chiosa Spreafico trovino un'altra soluzione. Hanno acquistato un terreno a questo scopo, in Italia c'è libertà di culto. Se è un problema di opportunità provino a concordare con l'amministrazione, ma io non posso entrare su queste questioni, non vorrei entrare in una polemica sollevata in maniera impropria. Ho sentito parlare, una volta, che volevano accordarsi per un nuovo terreno.
Si mettano insieme a un tavolo. Ogni posizione ha le sue ragioni, auspico che si possa ragionare insieme, tenendo conto di tutte le problematiche, venendosi incontro. Del resto è un'esigenza prevista dalla nostra Costituzione». Il vescovo ricorda poi i legami con la comunità islamica: «Ci invitano sempre quando c'è la rottura del digiuno. C'è un clima di grande accoglienza».

Come uscirne
Per superare l'impasse su viale America Latina, considerato il cospicuo investimento della comunità islamica secondo alcune stime avrebbero investito sull'area non meno di 400.000 euro ci potrebbe essere un piano B. Ovvero trovare come auspicato su più fronti, anche dal mondo della politica, opposizione compresa un terreno in un'altra zona della città, in area già adibita a servizi, per il quale dunque non sarebbe necessario richiedere una variante urbanistica. Un'ipotesi al momento solo di scuola, ma che stuzzica in tanti. Soprattutto chi abita o ha interessi in viale America Latina. Ci potrebbe essere anche uno scambio con il Comune. Vista la vicinanza del manufatto da abbattere e ricostruire alla scuola Ignazio De Luca potrebbe garantire all'ente pubblico un ampliamento dell'istituto o la realizzazione di una palestra. Ma è chiaro che, senza un sito alternativo da scambiare, al momento non ancora individuato, quella della permuta è ancora un'opzione in via di definizione.