Se la moschea di Frosinone non si può fare, si farà a Cassino. Il ragionamento è semplice: la comunità islamica ciociara è perplessa, scottata dalle polemiche, dalle lungaggini e dagli intoppi burocratici per ottenere il via libera al trasferimento dell'attuale luogo di culto di via Maria in viale America Latina a Frosinone e allora c'è chi vuole cogliere la palla al balzo e portare la moschea a Cassino, sotto lo sguardo dell'abbazia di Montecassino.

Sarebbe partita in questi giorni, infatti, l'idea di una raccolta di fondi tra la comunità islamica per superare l'impasse di Frosinone e trovare un'area idonea a Cassino dove portare il progetto che nel capoluogo rischia di arenarsi. Il progetto, ufficialmente, a Frosinone ancora non c'è. Perché la pratica non è mai decollata (secondo quanto si è appreso in Comune non è stato presentata). In attesa di quegli atti preliminari come gli standard urbanistici che consentirebbero di realizzare l'intervento, la demolizione e ricostruzione. Ammesso che e i residenti sono convinti del contrario ci siano i presupposti urbanistici per l'opera.

Per renderla fattibile, l'associazione islamica ha stipulato un ulteriore atto di compravendita per portare a 2.000 metri quadrati la superficie utile, il minimo per poi avere il via libera per la realizzazione di un luogo di culto. E proprio su quest'ultima compravendita ora si scagliano i residenti pronti a chiederne l'annullamento, perché si tratterebbe di un'area soggetta a convenzione in una precedente lottizzazione e destinata a verde e strada. Peraltro cedendo quel pezzo di terra la lottizzazione originaria non avrebbe più gli standard, problema nel problema. Sempre che quella convenzione risalente nel tempo e di cui si fa riferimento in uno dei documenti consegnati ai residenti nell'accesso agli atti (con riferimento al mancato collaudo), pur trascritta in favore del Comune nel 1998, sia ancora valida.

Tra la documentazione consegnata ai cittadini nell'accesso agli atti emerge una bozza di delibera di consiglio comunale, ovviamente senza date e senza riferimenti, in cui si fa la cronistoria degli acquisti di terreni effettuati dalla comunità islamica in viale America Latina, e che nella zona, qualificata alla lettera F«è prevista l'installazione di "servizi collettivi" con destinazione specifica a centro di settore... e che, nel particolare, nella predetta zona centro di settore è possibile costruire edifici religiosi».

Sulla costruzione della moschea c'è un'interrogazione dell'allora consigliere comunale Enrico Cedrone che lamenta la mancanza di parcheggi sufficienti («sono previsti solo 32 posti auto», scrive) in relazione all'utenza di fedeli, non solo cittadina. Lo stesso consigliere contestava la distanza con viale America Latina, di soli 6-7 metri anziché 20, senza considerare la tipologia di strada di collegamento locale dei quartieri. Inoltre «tale proposta è da considerarsi nuova costruzione affermava Cedrone poiché viene realizzata una costruzione con nuova destinazione urbanistica».