Lesioni gravissime al nascituro, quattro medici a giudizio. La procura di Cassino vuole archiviare, i genitori si oppongono. Ora si andrà a processo. La storia arriva da Cassino e risale a tre anni fa. Nel 2016, infatti, due giovani coniugi del posto stavano aspettando il loro primo bambino: le analisi erano tutte in regola, l'attesa di quel momento di gioia pura aveva coinvolto tutta la famiglia. Una normale gravidanza, fatta di sogni a occhi aperti, aspettative e progetti condivisi. Poi l'imponderabile.

La ricostruzione
La futura mamma, alla quarantunesima settimana, avverte improvvisamente forti dolori addominali. Dopo un primo accesso in ospedale, a Cassino, viene tranquillizzata con una diagnosi di gravidanza a termine-inizio parto. Il giorno seguente viene dimessa e poi ricoverata d'urgenza due giorni dopo il dolore addominale che l'aveva condotta in ospedale.
I medici è stato poi ricostruito avrebbero, in sostanza, verificato un serio episodio di sofferenza fetale con una temporanea scomparsa persino del battito cardiaco del bambino.
Il piccolo nascerà con gravissimi danni neurologici: è al Bambin Gesù che, visita dopo visita, verranno accertate gravissime e irreversibili conseguenze legate secondo le accuse proprio al parto avvenuto due giorni dopo i primi lancinanti dolori.

Per questo la coppia, affidandosi agli avvocati Paolo Marandola e Benedetta Altobelli, hanno sporto denuncia per fare chiarezza sull'accaduto. Dopo una prima perizia medico-legale, la procura ha richiesto l'archiviazione. I genitori, con il bimbo che oggi ha tre anni e non riesce neppure a mantenere la posizione eretta, hanno proposto una ferma opposizione. Giovedì l'udienza davanti al dottor Scalera. Forti le motivazioni addotte dai legali gli avvocati Marandola e Altobelli che a sostegno delle loro tesi hanno portato in aula anche la consulenza medico-legale del professor Arduini. Ascoltate le parti, il giudice ha disposto un'imputazione coatta nei confronti dei quattro medici che ora, dunque, dovranno affrontare il processo per difendersi dall'accusa di lesioni gravissime subite dal piccolo.