Drogata, violentata e lasciata morire: uno dei quattro arrestati in attesa di rinvio a giudizio per l'omicidio di Desirée Mariottini, il ghanese Yusif Salia (accusato anche di aver abusato di Desy, non ha mai negato i rapporti sessuali affermando però che fossero consenzienti), rappresentato e difeso dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Margherita Matrella, ha sporto formale denuncia contro i genitori e i nonni della 16enne trovata morta un anno fa a San Lorenzo.

Le tesi inserite nella denuncia sono quelle espresse dall'avvocato Cestra ieri mattina, davanti al Gup, al momento di contestare la richiesta di costituzione di parte civile di parenti e Amministrazioni. Salia accusa i parenti della ragazzina di averla «abbandonata» e di averle di fatto permesso di frequentare per più giorni Roma e il tugurio di San Lorenzo.

La denuncia sottolinea come la madre ne avesse perso la potestà genitoriale, il padre avesse perso i contatti con lei da un mese, i nonni, a cui era affidata, avrebbero dovuto tenerla sotto controllo. Anche perché, continua la denuncia, la ragazzina doveva considerarsi quanto meno un soggetto fragile, difficile, se non incapace.

A causare tale stato sarebbe stata la «conclamata» tossicodipendenza, le fragilità piscologiche, le complicanze fisiche legate ad una sua disabilità, e una «labilità emotiva» che le avrebbe causato anche una forma di anoressia. Genitori e nonni non sarebbero quindi stati in grado di «tenere Desy lontano dai guai» né di fermare «un processo autolesionistico ed autodistruttivo».

L'avrebbero invece «lasciata sola, senza alcuna vigilanza e protezione allorché la stessa acquistava droga, e peggio si prostituiva allo scopo». La denuncia punta a chiedere alla Procura di valutare se esistano i presupposti di colpevolezza a carico dei familiari della piccola Desirée e, nel caso, a condannarli ex articolo 591 del Codice penale per abbandono di minori o incapaci, reato che prevede fino a 8 anni di reclusione.