Nessuna perizia psichiatrica per Donatella Di Bona. Il gip rigetta l'istanza avanzata dalle difese della ventottenne accusata - insieme al padre del piccolo Gabriel - di aver ucciso il figlio di 28 mesi perché, forse, piangeva. E per questo ancora in carcere (come Nicola Feroleto) con l'accusa di omicidio volontario aggravato.

I suoi legali, gli avvocati Prospero e Cucchi, avevano avanzato istanza di un incidente probatorio finalizzato a sottoporre Donatella a una perizia psichiatrica. Valutare, cioè, le sue capacità di intendere e volere. Forse, allo stato dei fatti, potrebbero essere state ritenute sufficienti le valutazioni degli psicologi del carcere, che hanno già avuto modo di capire se Donatella sia in sé: aspetto affatto secondario in un'indagine del genere.

Il gip ha comunque rigettato l'istanza, così da rimandare ogni valutazione sulla chiusura delle indagini alla dottoressa Valentina Maisto, titolare dell'inchiesta. Il lavoro è pachidermico: l'ultima consulenza, solo in ordine di tempo, è stata affidata sabato mattina ai carabinieri della Compagnia di Cassino - guidata dal capitano Matromanno - chiamati a estrapolare dal telefono dello zio della vittima le conversazioni social. Cinquanta messaggi, relativi alle chat, che potrebbero raccontare se Donatella abbia usato il telefono del fratello non solo prima dell'omicidio ma anche poco dopo i fatti. E soprattutto con chi.

Potrebbero raccontare qualche elemento in più o addirittura contenere la verità su cosa sia accaduto lo scorso 17 aprile in zona Volla: non si esclude neppure - ma queste sono solo ipotesi giornalistiche - che gli inquirenti stiano cercando in quelle conversazioni proprio il movente, ultimo anello di un'indagine scientifica condotta su più livelli.

Per capire dove e come Gabriel sia stato ucciso la procura ha disposto accertamenti certosini: sui cellulari degli indagati, sugli abiti, sugli oggetti sequestrati nell'abitazione dal tetto in lamiera, a un passo dal campo dell'orrore dove il piccolo - sempre per la procura, come poi sottolineato anche nella relazione della dottoressa Sacchi - sarebbe stato ucciso.

E a indicare la presenza di Nicola in quei momenti proprio in quel campo sarebbe - per il costrutto accusatorio - una spina conficcata nelle scarpe del papà: elementi che diverranno oggetto di una strenua difesa nei confronti di Feroleto, rappresentato dall'avvocato Luigi D'Anna. Le versioni discordanti dei genitori, più volte cambiate; l'alibi di Nicola; gli orari che non tornano. E l'insensatezza di una violenza tanto inaccettabile: un quadro ricomposto tassello dopo tassello con un'indagine lampo. Ora che l'istanza è stata rigettata, si spera che il cerchio sia chiuso al più presto.