Consulenti e difese sono stati puntualissimi. Alle 14.30 di ieri erano già all'interno del cancello dell'ingresso due, per poi accedere al reparto presse, proprio mentre dalla città fluviale il sindaco Rotondo faceva sentire la sua voce contro l'indifferenza delle istituzioni. Quasi quattro ore di attività sul luogo in cui Fabrizio Greco, operaio pontecorvese di 39 anni, è morto esattamente una settimana fa. Così come disposto dal sostituto procuratore Maisto, il pool (composto dal consulente della procura, l'ingegner Mirabelli; per le parti, i professori dell'Unicas, Bonora e Figliolini; oltre alle difese degli indagati cinque in tutto tra figure dirigenziali e responsabile sicurezza - difesi dagli avvocati Sandro Salera, Paolo Marandola, Donatello D'Onofrio e lo studio Anfora di Torino) ha calpestato la zona del reparto ancora sotto sequestro. Ogni accertamento servirà a chiarire sesi possa escludere o parlare di malfunzionamento, manomissione o errore umano. Oltre ai sopralluoghi e alle verifiche sui macchinari, ieri pomeriggio sono state eseguite anche delle simulazioni: tutto concorrerà a completare il quadro già indicato da carabinieri e Spresal. Novanta i giorni per i risultati.

Lettera alle istituzioni
Mentre vanno avanti le indagini, il sindaco Rotondo ha inviato una lettera aperta a Governo, Regione e Provincia: «Fabrizio, vittima del lavoro, dimenticato dalle istituzioni». Un "j'accuse" senza troppi fronzoli, in cui ha raccolto l'amarezza «per l'assenza ai funerali celebrati in forma solenne e con lutto cittadino dei rappresentanti istituzionali, di tutti gli schieramenti politici». «Coloro i quali hanno decantato parole sulla sicurezza hanno mancato sul lato umano» ha continuato Rotondo. «Fabrizio, persona perbene e gran lavoratore, mancherà ai suoi cari e a tutti noi. L'amministrazione comunale haunito lacomunità locale, ha tramutato il dolore immenso della famiglia in dolore collettivo, ciò alla presenza dell'onorevo le Gerardi, che era accanto al sottoscritto. La morte di Fabrizio non è una questione tutta pontecorvese: è morto mentre siguadagna da vivere per la sua famiglia in uno stabilimento di portata internazionale. È morto un lavoratore, un padre, un marito, un figlio. Lo Stato gli doveva rispetto. Cosa che purtroppo è mancata. Pontecorvo se ne rammarica». Solidarietà, invece, quella dimostrata dai colleghi. Le sigle sindacali, come già annunciato, hanno espresso la volontà dei colleghi di devolvere ore di lavoro alla famiglia.