Depositata ieri la consulenza sul cellulare dello zio: si tratta di un tassello importante nell'indagine aperta sulla morte del piccolo Gabriel Feroleto, ucciso a pochi passi da casa perché piangeva. In quella pagine, ora nella mani della dottoressa Valentina Maisto titolare dell'inchiesta elementi che potrebbero (e il condizionale è d'obbligo) indicare il movente dell'omicidio, di cui sono accusati papà Nicola e mamma Donatella, in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Oppure elementi che nulla aggiungono al quadro già tratteggiato dalla procura. In base agli elementi raccolti dai carabinieri della Compagnia di Cassino, agli ordini del capitano Mastromanno, il bimbo sarebbe stato ucciso nel campo dell'orrore a pochi passi da casa.

Fondamentali, il report sulle tracce isolate su abiti e scarpe della vittima e del papà (la famosa spina isolata nella suola di una scarpa di Nicola Feroleto); l'analisi su ogni elemento isolato dal Ris e dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frosinone; gli accertamenti sui telefoni di Donatella e ora la nuova consulenza dei militari sulle chat del telefono dello zio: ogni dettaglio sarà importante per dare una dimensione univoca a quanto accaduto lo scorso aprile in zona Volla. Intanto le difese si preparano: i tempi, in questo momento, sono dettati dalla richiesta di perizia psichiatrica presentata dagli avvocati di Donatella Di Bona, Lorenzo Prospero e Chiara Cucchi, insieme al criminologo Lavorino. Se il gip dovesse accogliere l'istanza di incidente probatorio, tutto verrebbe a cristallizzarsi in attesa della perizia psichiatrica.

Altrimenti, la procura potrebbe scegliere di procedere con un rito alternativo o con una normale richiesta di rinvio a giudizio, con l'apertura di un procedimento a carico dei genitori della vittima. In quella fase, poi, sarà l'avvocato Alberto Scerbo a rappresentare come parte civile la nonna di Gabriel, madre di Donatella. La difesa di Nicola, rappresentato dall'avvocato Luigi D'Anna, con la criminologa Roberta Bruzzone, è già al lavoro. Venerdì scorso, l'incontro in carcere con Nicola, lucido e pronto al processo. Il cerchio si stringe.