L'ordinanza anti-distacchi firmata dall'ex sindaco Carlo Maria D'Alessandro il 21 novembre 2018 è stata impugnata da Acea. Sulla questione si è espresso giovedì il Tar del Lazio che, nella sostanza dei fatti, ha dato ragione alla società che gestisce il servizio idrico, accogliendo il ricorso, e ha condannato il Comune di Cassino a pagare 2.000 euro di spese processuali.

Riavvolgiamo il nastro: ormai quasi un anno fa l'ex sindaco con ordinanza numero 345 recante "Provvedimenti contingibili e urgenti a tutela dell'igiene e del disagio economico e sociale in materia di risorse idriche e gestione delle utenze idriche" con la quale è stato ordinato ad Acea di non sospendere le utenze morose senza il preventivo accertamento, da parte dei Servizi Sociali del medesimo Comune, di non effettuare la sospensione della fornitura idrica alle utenze domestiche morose, diverse da quelle economicamente svantaggiate, qualora l'importo complessivo delle fatture non pagate fosse inferiore al corrispettivo annuo dovuto dall'utente relativamente alla fascia di consumo a tariffa agevolata, di informare preventivamente il Comune sull'intenzione di disalimentare le utenze morose notificando al Gabinetto del sindaco una dettagliata relazione contenente in allegato la copia delle fatture non pagate e copia della diffida e messa in mora con relativa notifica inviata al titolare del contratto.

Ma ieri il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione staccata di Latina, definitivamente pronunciatosi sul ricorso di Acea, lo accoglie e, per l'effetto, annulla gli atti impugnati. Condanna il Comune di Cassino al pagamento delle spese di giudizio in favore di parte ricorrente, che sono liquidate in 2.000 euro, oltre ad accessori di legge e rifusione del contributo unificato versato. Ordina, infine, che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.