Si sono trattenuti poco meno di due ore per ripercorrere, ancora una volta, quei tragicieventi del 17 aprile scorso. L'avvocato Luigi D'Anna e la dottoressa Roberta Bruzzone hanno incontrano nel carcere di Frosinone Nicola Feroleto, padre del piccolo Gabriel. L'uomo si trova in isolamento nella casa circondariale del capoluogo ciociaro da alcuni mesi.

Un confronto per fare il punto su ciò che accadde quel maledetto mercoledì pomeriggio in una stradina di campagna di Piedimonte, in zona Volla.
«Feroleto è molto lucido -ha spiegato la dottoressa Bruzzone, la criminologa scelta dalla difesa rappresentata da Luigi D'Anna per far luce su ogni aspetto della complessa vicenda- Sa che dobbiamo affrontare un processo complesso, siamo fiduciosi. Abbiamo parlato ed è stato messo a conoscenza delle risultanze investigative e tecniche che sono emerse fino ad oggi. Ci prepariamo al processo. Quando parla del bambino è sempre molto provato ma è consapevole di quanto accaduto».

Intanto oggi in programma nuovi accertamenti. Sotto la lente, ancora una volta, il cellulare dello zio della piccola vittima. I militari del Racis il 4 settembre scorso hanno già effettuato un primo accertamento tecnico (così come disposto dalla procura) sul cellulare in questione. Un backup che potrà fornire ogni dettaglio utile a chiarire il traffico telefonico e non solo in entrata e in uscita per escludere o confermare il coinvolgimento di Feroleto. Se Donatella Di Bona, infatti, avesse chiamato il padre del bambino a distanza di pochi minuti dalla morte di Gabriel, Feroleto sarebbe automaticamente fuori, lontano dal campo dell'orrore mentre il piccolo smetteva di respirare.

Donatella Di Bona è in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Stessa ipotesi avanzata nei confronti di Nicola Feroleto, in carcere a Frosinone. Al momento, l'unica certezza visti i risultati depositati in procura, resta quella del luogo dove Gabriel è stato ucciso: quel campo a un passo dall'abitazione della famiglia di Bona.
Sarebbero alcune spine rinvenute sugli abiti del bambino, risultate compatibili con un rovo presente proprio nel campo dell'orrore, a raccontare che con altissima probabilità Gabriel ha trovato la morte a un passo da casa. Un frammento della stessa tipologia di spine è stato infatti trovato anche in una delle scarpe (nella parte laterale) del papà.