Rigettata anche la nuova istanza proposta dalla difesa dell'ex sindaco di San Giovanni Incarico per ottenere una misura meno afflittiva: Antonio Salvati resta in carcere. Ora si attende, salvo colpi di scena, l'apertura del processo fissato per il prossimo 15 ottobre. La procura di Cassino, lo ricordiamo, dopo aver ottenuto dalla Corte di Cassazione l'arresto dell'ex sindaco ed ex presidente dell'Unione di Comuni Antica Terra di Lavoro, aveva avanzato istanza di giudizio immediato, per bypassare l'udienza preliminare e trascinare l'ex primo cittadino davanti al tribunale. L'accusa è di concussione in relazione alle presunte tangenti nella gestione dei migranti. L'indagine dei carabinieri di Pontecorvo e del comando provinciale di Frosinone risale al 2018. Poi la richiesta di misura cautelare avanzata dal sostituto procuratore Alfredo Mattei al gip di Cassino.

Una richiesta, però, respinta. Per questo la procura ha deciso di impugnare il provvedimento e il Riesame, in sede d'appello, ha accolto l'istanza. Quindi il ricorso in Cassazione da parte della difesa di Salvati: i giudici supremi confermano la pronuncia del Riesame. E il 14 giugno scorso scatta la misura cautelare. Poi la nuova istanza – proposta dalla difesa dell'ex primo cittadino – della sostituzione della misura cautelare in carcere con una meno afflittiva. Nei giorni scorsi la decisione per uno dei ricorsi: Salvati resta, per il momento, in carcere.

L'inchiesta
Se la vicenda, da un punto di visto giudiziario, ha visto un lungo e complesso braccio di ferro (fino alla richiesta di un giudizio immediato custodiale), l'inchiesta non è stata affatto meno complessa. Un'attività tecnica, da parte degli investigatori, a cui ha fatto da contraltare la testimonianza di Saverio Rea, di Colfelice, rappresentante legale della cooperativa sociale "Integra 2013". Sarebbe stato questo, per i carabinieri, il tassello mancante: secondo l'accusa Salvati avrebbe preteso soldi dal titolare della coop. Circa 250.000 euro, in contanti, in varie tranche, tra il 2013 e il 2017. Salvati, secondo le contestazioni, avrebbe minacciato Rea di non fargli liquidare le fatture presentate per il servizio di accoglienza dei richiedenti asilo di cui la cooperativa si occupava. Che, da ottobre, avrà la possibilità di difendersi in aula.